L’APPARTAMENTO DEL SILENZIO DI GIANNI VERDOLIVA

Ho conosciuto Gianni Verdoliva con il suo romanzo “Ritorno a Villa Blu”, un bellissimo romanzo che narra storie d’amore universali, incontri e scontri che attraversano ogni barriera spazio-temporale, l’atmosfera è sempre suggestiva e mistica, leggendo il suo libro si viene trasportati in un’altra dimensione, onirica e sognante.

“L’appartamento del silenzio” riprende queste tematiche e ripropone uno stile magico e coinvolgente dando spazio in particolare alle donne.

È un storia di malinconica tristezza, di affetti perduti e altri acquisiti. Beppe è solo, dopo aver perso la sua amata e la sua bambina. È nostalgico e decide di cercare una nuova casa dove abitare. Non vuole un’abitazione qualunque, ma durante i sopralluoghi spera di ricevere dei segnali che gli dimostrano di essere accolto e destinato a quella dimora.

Regina e Manuela, agenti immobiliari, d’altra parte hanno un appartamento invenduto da tempo e la vista del signor Novari forse potrebbe porre fine a quel piccolo fallimento.

Appena Beppe varca la soglia di quello che Regina ha rinominato ‘appartamento del silenzio’ sente un’energia positiva e un gran calore accogliente che lo avvolge. Sente di aver trovato la sua dimora e decide di stabilirvisi.

Marcello e Stefano, due fratelli molto uniti e nipoti di Beppe, vanno spesso a trovarlo e in una certa misura per Beppe sono come figli che non ha mai avuto.

Come accennato prima, in questo romanzo si dà spazio alle donne ed è proprio la storia di Gigliola a portare alto l’onore delle donne, mostrando una forza e una gratitudine non scontate. Gigliola proviene da una situazione complicata, ma con l’aiuto di Regina e Manuela tenterà di riscattarsi. Lascio a voi lettore la curiosità di scoprire come si evolve la vicenda.

È un libro che parla di rinascita e di ritrovata serenità. Vuole essere un invito a non mollare e a non sentirsi soli durante il lungo percorso della vita perché chi abbiamo amato ci accompagnerà sempre, anche se purtroppo a volte non in forma fisica e reale a fianco a noi.

NUVOLE AL TRAMONTO DI DOMENICO CORNA

Martina ha lo sguardo rivolto verso l’alto, guarda le nuvole appoggiata al tronco di un salice. Si alza un po’ intorpidita, sopraffatta da una sensazione di disagio difficile da definire e si guarda intorno un po’ confusa. Si incammina e ad un certo punto intravede una casa. Suona il campanello e una signora anziana viene ad aprire. Ginetta la riconosce subito e ne è felice, Martina è frastornata e non ricorda nulla.

L’inizio è sognante e mistico, il lettore è pervaso da un senso di incompiutezza e da un’atmosfera onirica e fantasiosa. Andando avanti con le pagine si riesce a contestualizzare questo inizio un po’ fantasy e favolistico senza perdere del tutto mai la misticità e un senso di sospensione dalla realtà.

Si tornerà all’infanzia di Martina, una bambina particolare, con una fantasia estremamente spiccata. I genitori, inizialmente accettano questa sua peculiarità, poi ne diventano sempre più infastiditi fino ad arrivare ad escogitare delle punizioni per farla smettere. Il loro timore è che rimanga sola senza amici, parla con i cani per strada ma non riesce a stringere alcuna amicizia umana. Il metodo coercitivo del padre però sarà benzina per il fuoco che arde nella piccola.

È una favola per adulti, un romanzo emozionante, a volte crudo, che dipinge una realtà ai margini della società avendo come filo conduttore l’ingenuità e la fantasia fanciullesca. Chi non ha mai avuto un amico immaginario? L’autore parte da questo espediente per raccontare l’emarginazione, la difficoltà a sentirsi accettati in un mondo fortemente conformista, il dolore che i genitori provano quando si accorgono che i loro figli faticano a entrare negli schemi imposti silenziosamente dalla società.

ANATOMIA DELL’ESSERE ANIMA DI ANNA MARIA RUSSO

Leggere poesia fa bene all’anima, cura e medica, fa riflettere e trasporta in un mondo dolce e soffice presso il quale chiunque può sentirsi compreso e accettato e ritrovare quel benessere magari smarrito tra le pieghe della vita quotidiana.

Leggere poesia è un bisogno intimistico, quasi primordiale, una necessità latente della quale ci si rende conto solo quando si inizia ad immergersi tra i versi.

La silloge poetica di Anna Maria Russo è formata per lo più da poesie brevi, pochi versi intensi e diretti. Sono poesie che inducono il lettore a porsi delle domande, a guardarsi dentro, percepirsi e capirsi. “Mi sento immerso nell’incubo di non riconoscermi più. […] Perché devo passare per la disumanità per tornare umano?

Intrappolata in questo ideale del mio io, in questo porto sicuro che non mi fa navigare

parole dure, taglienti, scomode perché obbligano in qualche modo a fare i conti con la realtà, con i nostri sentimenti più profondi, quelli che spesso cerchiamo di allontanare per non soffrire.

Voglio puntare in basso. […] Voglio puntare sulle mie basi, in basso verso il mio Altissimo

L’autrice ha scelto un ordine preciso per le poesie, ci sono otto sezioni che accompagnano il lettore dal momento in cui è chiamato a guardarsi dentro, allo specchio, riconoscersi, passando poi per le brutture, il dolore, il crollo della struttura per poi riemergere più forte e solido di prima ritrovandosi. “Ritrovarsi” è proprio il titolo della penultima sezione, l’ultima è “Essenza” che recita tra gli altri questi versi splendidi: “La mia altezza è nella testa e nel cuore

Cerco una forma che mi rispecchi” questo è l’augurio che l’autrice fa a tutti i noi e che condivido e rinnovo anche io, questo piccolo libro di poesie vuole provare ad aiutare l’altro a ricostruirsi, ari-strutturarsi, trovare una nuova forma più consona e più comoda, meglio modellata su noi stessi, un vestito che si confà al nostro essere in modo da sentirci liberi e apprezzati nella nostra forma più trasparente e vera.

USCIRE DA MATRIX DI CLAUDIO MARIO CHERUBINI

Questo libro nasce dall’esigenza dell’autore di superare i propri limiti e le proprie sofferenze riflettendo su come queste derivino da percorsi personali ed esperienze passate. È un libro che l’autore scrive principalmente per se stesso ma che con grande altruismo e spirito di condivisione ha deciso di pubblicare affinché possa essere d’aiuto anche ad altri. È un libro necessario, trascende qualunque genere letterario e qualsivoglia gusto personale, è un saggio, una raccolta di pensieri ed esperienze dell’autore ma non solo. L’autore cita film famosi, celebri personaggi, testi conosciutissimi tra i quali anche la Bibbia per parlare dell’uomo, della sua essenza più intima avvalorando costantemente l’importanza dell’uomo in quanto tale. Gli spunti principali che si colgono sono l’importanza immensa dell’agire superando i propri limiti che, per la maggior parte dei casi, non sono altro che auto imposti. “I sogni non sempre si realizzano, perché si è smesso di crederci”, tutto dipende da noi, da come reagiamo alle situazioni, dalla nostra capacità di evolvere e prendere solo il buono anche dalle situazioni più disparate.

Bellissima anche la riflessione sul perdono “perdona non perché loro meritano il perdono ma perché tu meriti la pace” oppure “provare odio e sentimenti negativi è come bere veleno sperando che l’altro muoia”. Due frasi che non necessitano commenti, ma che al contrario incitano e stimolano all’azione in avanti, all’essere propositivi ed efficaci costruendo consapevolmente il futuro senza perdersi in inutili quanto dannosi pensieri sul passato.

È un libro che infonde autostima e al contempo investe il lettore di grande responsabilità in quanto dice chiaramente che ha in mano la sua vita e le sue scelte.

FOTOGRAFIE EMOZIONALI DI SILVIA VERNUCCIO

Si parla molto spesso di emozioni nominandone alcune, tra le più famose, dando per scontato che tutti sappiamo di che cosa si parla e soprattutto convinti che esista un’oggettività universale per cui ad una tale emozione è associato un tale significato. Così non è. Le emozioni sono tante e variegate, numerose sono le sfumature e i significati profondi che si celano dietro ad esse. “Diamo per scontato che il significato che noi attribuiamo alle emozioni corrisponda a quello che attribuiscono chi ci ascolta, purtroppo non è sempre così

È importante educare la nostra mente e la nostra anima a riconoscerle e accettarle. Si parla troppo poco di educazione emozionale, la mente razionale e logica hanno sempre la meglio rispetto all’aspetto emotivo. Perché succede questo? Perché ciò che non conosciamo o che non conosciamo con sicurezza ci spaventa e preferiamo accantonarlo. Ma come possiamo conoscere bene una cosa se non ci soffermiamo su di essa? Come possiamo pensare di divenire progressivamente consapevoli delle nostre emozioni, delle nostre sensazioni se non ci fermiamo mai a chiederci cosa stiamo provando, come ci sentiamo.

Parlare di emozioni è stato fatto e verrà fatto ancora numerose volte quindi ad un primo sguardo il libro di Silvia non propone nulla di nuovo. Ecco, solo ad un primo sguardo in quanto l’autrice ci regala invece un punto di vista inedito sull’argomento.

Già il titolo mi aveva colpito molto, mi ha trasmesso un’immagine diretta, immediata e la mia prima intuizione non mi ha tradito. Il punto di forza di questo libro è proprio la sua capacità di entrare in contatto con il lettore direttamente, narrando o meglio “fotografando” situazioni realistiche e immediate nelle quali chiunque si può riconoscere. Questo libro raccoglie 22 brevi racconti ognuno con protagonista un’emozione. Il lettore con facilità si immerge nella situazione.

La capacità di descrivere e narrare di Silvia è unica, io avevo già amato un suo precedente romanzo “Saudade”.

Questo breve saggio ha l’intento (secondo me ben riuscito) di spingere il lettore a riflettere sull’importanza delle emozioni, sulla loro conoscenza perché solo riuscendo a riconoscerle riuscirà a viverle profondamente e di conseguenza vivere pienamente. “Essere consapevoli delle proprie emozioni significa essere presenti nella totalità di noi stessi, nella nostra vita e in quella delle persone con cui scegliamo di interagire

È un libro che vi spingerà a vivere, ogni emozione, anche quelle negative perché ogni esperienza ci dona qualcosa basta saperla cogliere. Spesso scappiamo dalle emozioni negative, tendiamo a nasconderci, a girarci dall’altra parte senza soffermarci sulla loro fonte, sulle motivazioni che si celano dietro di esse. Questo comportamento non ci è da aiuto perché ci impedisce di ricercare le cause e debellarle o quanto meno agire affinché non si ripresentino. “Le emozioni, anche le più spiacevoli, non sono nostre nemiche”.

Osservare senza giudicare sia la nostra mente razionale sia quella emozionale: affinché possiamo entrare in contatto e dialogare con entrambe, ma senza che nessuna delle due ci domini o finisca per sostituirsi al nostro vero io

SEMPRE ATTORNO ALLA LUCE DI FILIPPO PASQUALETTI

Un uomo è stato trovato morto all’interno di una teca di vetro immerso nella formaldeide. Gli agenti Ewson e Jacob Marr indagano sull’omicidio. La situazione appare subito strana in quanto non si vedono le giunture del vetro, come fosse un pezzo unico e quindi sorge spontaneo chiedersi come abbia fatto l’assassino a inserire i corpi pressochè intatti ad eccezione dei tagli compiuti per esportare organi.

Conosciamo da subito il passato dei due poliziotti, nel caso di Ewson è un passato triste e tetro, nel caso di Marr è più malinconico e nostalgico, ricoperto di quel “se fosse stato”.

Quando viene trovato morto Mark, sempre con le stesse modalità spiegate all’inizio, entrano in scena quattro ragazzini musicisti. Hanno una band chiamati Knockdowns e Mark era il loro primo fan nonchè compagno di scuola. Subito dispiaciuti hanno voglia di mettersi in gioco in prima persona per scoprire il responsabile dello scempio. La polizia intanto è in alto mare.

Dopo le due morti Mike, uno dei ragazzini, inizia a fare incubi ricorrenti e raccapriccianti, vede ombre nella sua camera che pare si avvicinino a poco a poco finché lui si rifugia sotto le coperte per proteggersi. Sembrano le classiche paure dei bambini, in questo l’autore è stato molto bravo a giocare con aspetti nei quali il lettore facilmente può immedesimarsi, ma in realtà man mano che la narrazione prosegue questa ombra assumerà sembianze umane e darà istruzioni precise a Mike.

Anche agli altri ragazzi accadranno cose strane, viaggeranno nel tempo e nello spazio, si troveranno a vivere in prima persona fatti accaduti secoli prima. Inutile dire che gli adulti faticheranno a crederci, anche i protagonisti stenteranno a credere a quello che hanno vissuto se non che degli strascichi sono evidenti anche nel mondo reale tanto da portarli a chiedersi cosa sia reale o meno.

Il punto forte di questo libro è la capacità dell’autore di aver caratterizzato tutti i personaggi, anche quelli minori hanno una loro concretezza. Vengono inseriti dettagli per facilitare l’immaginazione del lettore. È incredibile come ogni cosa assume un significato preciso alla fine del libro, guardandosi indietro si comprende come nulla è lasciato al caso. Fin dalle prime pagine vi è un’alternanza tra la narrazione poliziesca-thriller e alcuni paragrafi dedicati al fantasy, all’Oscuro Sire e a Ezra’il. Sembrano nomi buttati lì, staccati dal filone principale della narrazione invece sul finire del libro acquisiscono sempre più senso contribuendo ad un finale spettacolare.

Il punto debole di questo romanzo sono alcuni dialoghi, in particolare gli interrogatori della polizia sono inverosimili e io da amante dei polizieschi non ho potuto non constatare questo aspetto. Ho trovato invece la parte fantasy ben fatta e ben strutturata, preciso però che non sono esperta di fantasy in quanto ne ho letti molto pochi pertanto vi chiedo di scusarmi se qualche amante di fantasy leggerà queste righe e poi leggerà il romanzo e non si troverà d’accordo con quanto ho affermato.

È un romanzo capace di tenere incollato l’autore, c’è tanta azione ma non mancano i momenti più intimi e sensibili. Nascono amicizie forti e sbocciano amori. Si parla di violenza e di adozione con tutte le paure e le insicurezze che da quest’ultima derivano. Ho trovato cura nei dettagli, è una narrazione profonda senza essere pesante, mantiene una buona scorrevolezza senza peccare di superficialità. Bella anche la riflessione riguardante i soldati: anche se uccidono e compiono il male sono anche loro stessi vittime di un sistema più alto e insensibile che gioca con le vite umane come fossero soldatini di stagno.

Per la grande dose di avventura e suspence e per un linguaggio giovanile consiglio il libro anche agli adolescenti.

Resistenza. Questa è la parola. Perché l’oscurità si raduna sempre attorno alla luce. Ma se la fiamma della speranza è viva, allora la luce resisterà e quando troverà abbastanza forza spazzerà via il buio, o comunque lo terrà a debita distanza, permettendo alla vita di nascere e crescere

OLTRE IL LIMITE DELLE PROPRIE POSSIBILITÀ DI CLAUDIO CHIAVARI

Conosciamo Giovanni da ragazzino, viene accompagnato dai suoi genitori di umili origini a iniziare il Seminario Minore. Il padre non era molto convinto inzialmente perché delle braccia in più nei campi servono ma la moglie è riuscita a persuarderlo e ora eccoli tutti e tre silenziosi davanti a Don Savino, l’uomo che sarà padre spirituale di Giovanni fino all’età adulta.
Giovanni cresce in un ambiente protetto, in una bolla speciale fatta di preghiere e studio. Non partecipa alla vita mondana e non riesce a spiegarsi strani rumori notturni. Ha pochi amici perché la maggior parte dei ragazzi, dopo aver capito la sua rettitudine inscalfibile iniziano ad escluderlo e addirittura prenderlo in giro in alcuni casi. I suoi due grandi amici sono Edoardo e Simone oltre a don Savino.
Dopo essere stato definitivamente consacrato prete e aver quindi iniziato la vita fuori dal Seminario, Giovanni scopre le mille sfaccettature del mondo, perdendo pian piano l’illusione bonaria. Sarà costretto anche a rivedere alcune sue convinzioni, i dogmi ai quali ha sempre fermamente creduto vacilleranno nel momento in cui Giovanni si troverà ad ascoltare esperienze di vita contrarie agli ideali ecclesiastici ma nello stesso tempo di valori veri e profondi. In particolare i temi più ricorrenti, che sconvolgeranno la vita di Giovanni, saranno la poca propensione dei membri ecclesiastici a far seguire gesti e azioni alle parole caritatevoli che dispensano e la scoperta dell’omosessualità in persone a lui molto vicine.
Questi scossoni aiuteranno Giovanni a porsi domande interiori, a chiedersi chi è, cosa vuole dalla vita, quale è il suo scopo, il suo obbiettivo. La sua scelta di vita sarà spesso messa in discussione a causa delle sue fragilità, delle sue paure di non essere all’altezza, di avere la sensazione di non riuscire ad essere di conforto.
È un libro nel quale tutti possono rispecchiarsi, racconta la vita con i suoi alti e bassi, la scoperta e l’accettazione di sé. Infonde forza per perseguire i propri sogni e le proprie scelte di vita anche se non sempre in discesa. Mi sono rispecchiata molto, nella storia di Giovanni ho rivisto la mia, fatta di dedizione e passione ma anche di sconforto e ostacoli che hanno momentaneamente fatto vacillare le mie sicurezze. Il cammino della vita non è mai solo pianeggiante, è più collinare o montuoso nei casi peggiori.
La penna di Claudio, che io ho già avuto in precedenza l’onore e la fortuna di assaggiare, è speciale, scorrevole, arriva dritta al cuore pur usando parole semplici. Dalle sue parole traspare una grande sensibilità e empatia, un’ottima capacità di comprendere l’animo umano e di riportarlo tra le pagine. È la storia di un prete, è vero, ma non lasciatevi fermare da questo se per caso non siete molto religiosi perché di fatto parla di vita quindi riguarda ognuno di noi.

Il titolo del libro è esplicativo, suggerisce e consiglia al lettore a non porsi limiti riguardanti le sue aspirazioni e i suoi obbiettivi e soprattutto lo stimola ad agire sempre cercando il meglio per sé e per chi gli sta intorno senza fermarsi per pigrizia, poco interesse o egoismo. È un inno alla vita vera, piena, ricca ed emozionante. È un invito a vivere e non sopravvivere, un invito a creare il bello intorno a sé, a donare e donarsi per un fine ultimo meraviglioso.

AMORE IN VIAGGIO DI GIUSEPPE GUARINO

Giancarlo è a capo di un’importante azienda  di software con sedi sparse in Italia, fa il pendolare da un paese in provincia di Napoli e Roma. Vive una situazione complicata in famiglia e se sul lavoro è determinato e deciso, in casa mantiene un comportamento mite al limite del menefreghismo. La moglie è indispettita da questo, si sente frustrata. Giancarlo si comporta come se niente lo possa turbare. In uno dei suoi numerosi viaggi da pendolare incontra per caso Grace. Inizialmente si scambiano solo uno sguardo ma poi…

Anche Grace non ha una vita serena e anzi è “fuggita” a Roma proprio per cercare di divincolarsi da una situazione opprimente dalla quale però non vuole, o meglio, non riesce a staccarsi completamente. Grace è prigioniera di se stessa e dei riferimenti imposti dalla società. Si sente intrappolata in una stretta che le impedisce di sentirsi libera anche a costo di smontare la famiglia che ha creato e alla quale è affezionata. Grace è vittima di un marito debole che cerca di nascondere il suo sentirsi inferiore cercando di affossare la moglie e quanti lo circondano. Grace è una donna piena di vita e di capacità che vengono però sempre schiacciate e sotto un velo pesante di critiche da parte di chi invece dovrebbe essere il primo a sostenerla.

Giancarlo e Grace sono entrambi, in modo diverso, vittime dello stesso gioco. Hanno però un modo diverso di reagire alla situazione. Giancarlo con l’aria da sufficienza dimostra di sapere cosa vuole e senza casini, grida e prepotenze agisce, completamente indifferente ai rimorsi della moglie. Grace invece quasi si colpevolizza e cerca di tenere insieme qualcosa anche a scapito di essere la prima a rimetterci.

Spesso abbiamo così paura dell’ignoto o del poco conosciuto che preferiamo continuare a vivere situazioni scomode perché almeno abbiamo la sicurezza di ciò che accade intorno a noi, la prevedibilità ci dà conforto anche se è una prevedibilità lesiva.

L’autore scrive principalmente saggi e ha molto successo in quel campo, con la narrativa ha meno pratica e secondo me in parte si nota. È un romanzo incentrato sui personaggi, l’autore ha costruito una personalità poliedrica e realistica per ognuno di loro e li ha fatti agire in modo quasi naturale. La trama si è costruita da sola. È un po’ carente di contorno, questo romanzo sembra quasi una piece teatrale. Scorrendo le pagine non sentiremo più parlare solo di Giancarlo e Grace ma si allargheranno gli orizzonti anche sulle loro rispettive famiglie e su alcuni colleghi dei protagonisti e questo è un bene però nel complesso avrei preferito un contesto più immersivo, più completo. Per quanto riguarda le relazioni umane instaurate tra i protagonisti della vicenda credo abbiano molto da insegnare, leggendo questo libro mi è in parte venuto in mente “La giusta distanza” di Sara Rattaro che in parte condivide la carenza contestuale, ma condivide anche la bellissima analisi dell’animo umano. I personaggi  di Giuseppe Guarino sono estremamente realistici e questo per me è un aspetto molto positivo. All’interno della lettura inoltre vengono svelati gradatamente  aspetti che permettono al lettore di cambiare idea su alcuni comportamenti avendone in un successivo momento una panoramica più precisa.

Il bello di romanzi che ricalcano, nei limiti del possibile, situazioni reali è che concedono al lettore di immedesimarsi nei vari personaggi e provare le loro sensazioni. È un libro che sicuramente insegna alle donne a non accontentarsi di relazioni nocive, ma sprona a combattere e farsi rispettare. Sempre. Stare insieme a chi ti sminuisce non è solo controproducente ma anche lesivo e inutile. Non è facile, ma bisogna assolutamente trovare la forza di fare un piccolo salto nel vuoto. Stimola inoltre all’accettazione di se stessi con i propri limiti ma anche e soprattutto  considerando le nostre qualità. Grace subisce body-shaming e l’evoluzione del personaggio dà grande forza e conforto alle lettrici o ai lettori che purtroppo si sono ritrovati o si ritrovano nelle medesime situazioni.

LA DIVISIONE AGGIUSTATEMPI DI STEFANO GUGLIELMO

Aldo Puzzacchia e Il Prof fanno parte della Divisione Aggiustatempi che si occupa di interdire i viaggi nel tempo in quanto questi ultimi attentano al normale evolversi della storia causandone irrimediabili danni. Siamo nel 2400, la tecnologia è molto avanti e per questo basta una pedana e una tuta amorfica per calarsi perfettamente nel tempo e luogo desiderati per la missione.

I due uomini occuparsi di un gruppo di saltatori seriali professionisti. Abilmente si sono divisi tra Gerusalemme e Hollywood e il duo decide di occuparsi degli invasori di Gerusalemme in quanto il Prof è un ampio conoscitore degli ebrei di quel tempo. Si trovano in fatti ai tempi di Gesù. Le vicende si susseguono fino ad un finale ben architettato.

L’autore mischia realtà e finzione, inserendo in un contesto antico il più possibile realistico personaggi molto moderni. La ricostruzione storica è attendibile. Coadiuvare presente e passato è sempre affascinante, permette di avere una diversa visione delle vicende storiche.

 Il libro è scritto dal punto di vista di un collega di Aldo e il Prof che ne riporta fedelmente le imprese, inserendo anche note a piè di pagina per spiegare termini sconosciuti ai lettori del XXI secolo e per inserire ulteriori spiegazioni.

Lo stile è ironico, colorato e a tratti pungente. Permea una certa altezzosità da parte di chi relaziona il viaggio e da parte del Prof. Saccenza ben inserita nel contesto e che per quanto mi riguarda, a piccole dosi è anche accettabile. Sicuramente contribuisce ad una lettura agevole, piacevole e ritmata. I due protagonisti mantengono una coerenza di personalità dall’inizio alla fine, rimanendo fedeli a se stessi. Ho apprezzato come l’autore del libro sia riuscito a creare dialoghi sempre azzeccati per i personaggi senza risultare ripetitivo e banale.

La scelta dell’autore di scrivere il romanzo come fosse una reale testimonianza è geniale, rende tutto più immersivo e affascinante. La struttura è dunque ben congegnata purtroppo però credo che il punto debole di questo romanzo sia la trama: semplice e senza grandi messaggi, punta più all’intrattenimento che a lasciare messaggi profondi che restano sotto pelle al lettore negli anni a venire. Forse più adatto ad un pubblico giovane. Non vuole essere una critica in quanto servono anche i libri di intrattenimento, è solo il mio parere.

IL NARRATORE DI SOGNI DI LIVIO LEONI

Chieko è una cara ragazza adolescente che a causa di una sua particolarità viene tacciata di stregoneria e per questo fluttuano malevole voci sul suo conto tra i corridoi della scuola. Chieko infatti ha la capacità di fare sogni premonitori e di questa sua capacità ci sono prove purtroppo drammatiche.

Cloe è una ragazza buona e determinata. È affascinata da un uomo concentrato a compiere strani gesti nell’aria, dice di narrare i sogni altrui. Anche lui, come Chieko ha un potere: si accolla i sogni delle persone che non riescono a farsene carico in modo da liberarle dal peso. Ha bisogno però di far defluire così tanta energia e sceglie di dipingere gli oggetti dei sogni usando le mani su una tela invisibile posta di fronte a lui. È proprio osservando quest’uomo che Cloe farà la conoscenza di Lee. Tra i due nascerà un legame forte e intenso tanto che si troveranno invischiati in qualcosa più grande di loro: una misteriosa organizzazione è sulle loro tracce…ma perché?

Questo libro è una favola, una bella storia dolce e tenera. Tra Giappone e Italia i protagonisti vivranno emozioni intense, avventure mirabolanti con un finale a sorpresa che personalmente ho davvero tanto apprezzato. È un peccato che io non possa proferir parola sul finale, altrimenti vi rovinerei la sorpresa, perché dà un senso tutto diverso alle vicende, cambierà prospettiva della storia.

Credo possa essere perfetto anche per i ragazzi, anzi forse per il linguaggio usato dai protagonisti molto diretto e colloquiale e per i dialoghi piccanti, focosi e non sempre realistici direi che è più indirizzato verso la fascia d’età adolescenziale. Naturalmente è apprezzabile anche dagli adulti.

È un romanzo che insegna ad amare, a voler bene a combattere contro paure e insicurezze pur di difendere chi amiamo. Lee è il personaggio che più di tutti cresce, da ragazzino spaurito e timoroso diventa coraggioso e più sicuro dei suoi mezzi. È la dimostrazione di come per affetto diventiamo capaci di superare anche noi stessi, non conosciamo barriere e ostacoli. È un bell’insegnamento, un bell’esempio.

La caratterizzazione dei personaggi è abbastanza buona ma credo sia da migliorare, i vari protagonisti non hanno una personalità nettamente definita e riconoscibile. Seguendo le loro avventure è inevitabile affezionarsi a loro ma mancano un pochino di spessore.

È un libro che mi ha fatto star bene, complici anche i due thriller sanguinosi letti appena prima, ho provato sensazioni positive leggendo questo romanzo e penso sia un aspetto a favore. La scelta di narrare una storia che coniuga avventura e amicizia con del mistero mi piace molto in quanto permette al lettore di godersi una storia che possiede quasi delle caratteristiche favolistiche mantenendo sempre alta l’attenzione e la curiosità.

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