MAI LONTANO DA TE DI DANIELA PAIELLA

Christian, Lorenzo, Valerio e Mattia sono in viaggio per Milano Marittima, felici e raggianti all’idea di rilassarsi e divertirsi. Uno di loro però è a tratti malinconico e triste per la fine della sua relazione, tre anni non si dimenticano facilmente…

In vacanza fanno amicizia con due ragazze che lavorano nell’hotel presso il quale i ragazzi alloggiano e con due amiche di queste ragazze che lavorano in un bar in zona.

Inevitabile l’amore… un amore travagliato, inizialmente difficile e ricco di incomprensioni anche a causa del passato tormentato e tristissimo di una delle ragazze nonché protagonista.

Lo stile dell’autrice è semplice e diretto, racconta bene i personaggi, riesco a conferire ad ognuno di loro uno spessore più o meno definito. I protagonisti principali sono ben delineati, palpabili proprio.

I contenuti e l’evolversi della vicenda mi hanno ricordato molto Nicholas Sparks, autore di livello certamente ma non tra le mie preferenze. L’enorme portata di tragicità e fatalismo strappalacrime mi hanno coinvolto emotivamente ma razionalmente li ho  trovati troppo enfatizzati per essere realistici o per lo meno spero vivamente che nessuno viva o abbia vissuto ciò che ha vissuto Mia.

In questo romanzo vengono trattati vari temi tra i quali il rapporto con i genitori e l’enorme fragilità dei rapporti umani. Cataclismi che si abbattono con violenza possono creare danni irreparabili e a effetto domino su tutte le persone vicine.

Si parla di lutto, di dolore, di alcolismo e dei suoi effetti nefasti. L’alcol spesso viene visto come ancora di salvezza, come via di fuga per allontanare il dolore, non si pensa che bevendo il dolore invece di andarsene, piomba addosso ancora più spietato. Si parla dell’importanza di una figura genitoriale solida e significativa nella vita dei figli affinché possano crescere forti e sicuri. Anche i genitori però sono esseri umani e davanti a certe disgrazie si piegano inevitabilmente. Se ai figli è concesso qualche debolezza, ai genitori no. I genitori nell’immaginario dei bambini ma anche degli adolescenti e giovani adulti sono figure eroiche, mitiche, inarrestabili e sempre contente… bene, non è così. Sono esseri umani come tutti e quando la vita pone sul cammino ostacoli insormontabili le paure e le angosce la fanno da padrone.

Passando ad un tema un pochino più leggero anche se leggero non è, parliamo  di tradimento tra fidanzati e di quanto i social siano salvifici e nefasti allo stesso tempo, vere armi a doppio taglio. Mai credere a tutto ciò che si vede, bisogna sempre interpretare, riflettere, chiedere, informarsi accuratamente.  Ciò che vediamo sui social è solo una parte della vita delle persone, la fetta che hanno piacere e voglia di mostrarci. Ci vuole poco a creare illusioni e a modificare la realtà dando impressioni diverse da quelle reali, basta uno scatto giusto, al momento giusto, magari scegliendo deliberatamente di evidenziare un dettaglio e il gioco è fatto!

IL SOGNO DI PI DI LUCIA MARCHETTO

“IL CUORE BATTE FORTE PERCHÉ ANCORA CI CREDO, LO FACCIO PERCHÈ IN TROPPI HAN DETTO CHE NON POTEVO” è un verso della canzone “RECI-DIVO”di J-AX ed è un po’ il mio motto, il mio stile di vita.

MAI ABBANDONARE I SOGNI, anche a costo di avere tutti contro. Magari chi vi ostacola è proprio chi vi vuole più bene, perché teme per la vostra salute, ha paura che possiate incorrere in delusioni, ma se credete in un sogno, avete un’ambizione MAI MOLLARE, MAI!

Il piccolo PI è nato grassottello e piccolino e nel pollaio aveva tanti amici, in particolare il grande cagnolone Uber. È stato proprio quest’ultimo a spronare PI a non abbandonare il suo sogno di volare.

Se tu vuoi veramente che una cosa accada e la ritieni giusta perché è un tuo grande sogno, puoi arrivare ovunque, basta crederci”.

Il piccolo pulcino, divenuto poi un grande gallo non dimenticò mai le parole del suo caro amico… lascio a voi lettori scoprire se PI riuscirà a coronare il suo sogno oppure no… vi anticipo però che avrà enormi soddisfazioni.

Forse se smettiamo di avere paura, smettiamo di credere di avere una vita preimpostata, nella quale ogni cosa è già scritta riusciremo ad avere grandissime soddisfazioni, anche più di quanto immaginiamo o speriamo.

PI non ha ascoltato i suoi genitori che gli consigliavano di vivere una vita ordinaria, ha ascoltato il suo cuore sotto forma delle parole di Uber e ha fatto qualcosa di straordinario, memorabile e soprattutto davvero molto utile e altruista.

Questa graphic novel mi commuove molto perché l’ho vista nascere, quando Lucia Marchetto mi ha contattato su instagram per chiedermi se avessi voglia e tempo di leggere la sua breve storia non mi aspettavo certo un così bel capolavoro. Leggendola la prima volta ho subito pensato ai miei alunni e ho convenuto che sarebbe stato davvero bello poterla leggere in classe, il messaggio è bellissimo e profondo. Ho chiesto quindi a Lucia se ci fosse la copia cartacea. Lei mi ha risposto negativamente ma poco dopo mi ha scritto dicendomi che l’aveva fatta stampare! Sono super contenta perché secondo me lei ha talento e insieme a lei suo fratello Luca (su instagram @lucagmart) che si è occupato dei disegni.

È un piccolo libricino che vi consiglio caldamente se insegnate o se avete figli o nipotini o se siete scoraggiati nella vita e avete bisogno di qualcuno che vi ricorda che è proprio quando vi remano contro che bisogna lottare per i propri obbiettivi.

DO YOU SPEAK AMORE? DI MARTINA FRULLANTI

Ci sono due grandi giorni nella vita di una persona. Il giorno che siamo nati e il giorno che scopriamo perché” penso che queste due frasi riassumano alla perfezione questo piccolo libro. Martina Frullanti in 102 pagine ci racconta la sua vita, dall’infanzia ai giorni odierni. È una autobiografia molto speciale perché non si limita ad elencare avvenimenti, ma evidenzia solo i più significativi e dà ad ognuno una connotazione emotiva forte.  I fatti narrati vengono raccontati in modo aperto, permettendo ad ognuno di noi di trovarci dentro un pezzo di sé.

Martina ci racconta di lei da piccola, sola e triste per la separazione dei genitori, emozioni che traspaiono dalle pagine perfettamente tanto che mi son dispiaciuta per lei nonostante io non possa immedesimarmi direttamente in quanto i miei genitori, ad oggi almeno, sono ancora insieme. Ci racconta di come da una vita stretta, a tratti soffocante ha trovato il modo di reagire e di cercare ostinatamente la sua strada.

Ha fatto viaggi bellissimi, in luoghi stupefacenti o per lo meno queste sono le sensazioni che ho avuto io leggendo le sue descrizioni e le sue avventure. Chiudevo gli occhi e mi immaginavo l’immensità e i mille colori africani, oppure il caos americano, oppure ancora l’Australia!

Io non amo molto viaggiare però grazie ai libri posso farlo rimanendo in luoghi sicuri e vi assicuro che è altrettanto bello quindi ringrazio vivamente autrici e autori che attraverso le loro parole me lo permettono!

La penna è fluente e si percepisce che ciò che è raccontato è stato vissuto a pieno, le pagine emanano gioia, felicità, questa lettura mi ha fatto molto bene, mi son sentita in pace con me stessa, mi ha donato tanta energia positiva.

L’insegnamento che personalmente mi porterò dentro dopo questa lettura è quello di NON SMETTERE MAI DI INSEGUIRE I MIEI SOGNI, “cerca di trovare la gioia in un attimo, in uno sguardo, in un profumo, in un sapore, in un abbraccio, in una vibrazione. NON C’È BISOGNO DI FARE COSE STRAORDINARIE, basta davvero poco. Un po’ di buon senso, di umorismo, di coraggio e di fiducia”.

DIVENTA CIÒ CHE SEI E VEDRAI CHE SI RIBALTERÀ ANCHE LA TUA VITA”. Prendete in mano la vostra vita sempre. Siete voi al timone, ricordatevelo. Oserei anche dire che la felicità si può trovare solo dentro di noi, possiamo visitare mille lidi, scalare cento montagne ma, un po’ come il signor Craven de “Il giardino segreto”, la vera gioia e serenità interiore la troviamo solo se andiamo d’accordo con il nostro IO interiore.

Vi è poi un passaggio riferito all’accettazione del lutto che è MERAVIGLIOSO, davvero illuminante per aiutarci a vivere più serenamente la fine di una vita. “Non ci rendiamo conto della potenza, dello sgomento, dell’incommensurabile grandezza di chiudere gli occhi per sempre. I nostri occhi restano aperti e vediamo solo ciò che non può essere più visto. Vediamo solo ciò che vogliamo vedere”. Spero di avervi dato un po’ di ottimismo e serenità.

Volevo farvi immergere nell’atmosfera festosa e di ricerca di questo libro prima di puntare l’attenzione sull’aspetto in realtà più evidente ovvero il titolo! “Do you speak Amore?” è un titolo bellissimo, il linguaggio dell’Amore è universale, potrebbe essere compreso da tutti (uso il condizionale perché purtroppo tutti bravi e buoni a questo mondo non siamo). Ciò che unisce gli esseri umani con gli animali e la natura è proprio l’amore, ciò che ci permette di comunicare e vivere a pieno la vita, sognando a occhi aperti è proprio l’Amore. Amore in senso ampio, Amore in primis verso noi stessi.

Ecco Martina Frullanti con la sua autobiografia ci ha fatto un grande dono, ci invita a guardarci dentro e ad aprirci all’altro senza remore e senza paura. È un messaggio bellissimo in un mondo sempre più globalizzato ma al contempo sempre più arido ed egoista.

IL BARONE RAMPANTE DI ITALO CALVINO

Siamo nel 1767 la Francia di lì a poco avrebbe vissuto la famosissima Rivoluzione Francese e l’atmosfera si respirava pure in quel di Ombrosa, in Liguria. Il Barone di Rondò era immerso negli affari e nelle notizie politiche, c’era aria di rivoluzione. La moglie del Barone viveva nel passato, sognava un futuro da soldati per i suoi figli e viveva estraniata nel suo mondo. I due coniugi hanno tre figli: Cosimo, Battista e Biagio. Cosimo e Battista in modi diversi esternano la loro ribellione nei confronti di genitori assenti e disinteressati, Biagio invece, forse perché piccolo, subisce le angherie non riuscendo a trovare una via di fuga. Battista si ribella propinando alla famiglia piatti poco appetibili, al limite dell’accettazione, Cosimo sceglie una via meno subdola e meschina e decide di salire sugli alberi per non scendere più.

Quello che in un primo momento sembra un gioco, un capriccio del momento diventa invece una vera e propria presa di posizione. Un passaggio particolarmente toccante viene descritto in occasione della prima notte di Cosimo sull’albero. Biagio triste e impensierito per il fratello si rende conto della fortuna che ha a disporre di un letto caldo e morbido, fortuna fin a quel momento data per scontata. Biagio, forse perché piccolo, forse perché di carattere più incline ad essere succube non ha mai ascoltato gli inviti di Cosimo a seguirlo nella sua forma di protesta. I due fratelli continuarono però a vedersi e parlarsi così come tutti gli altri membri della famiglia continuarono a mantenere i contatti con Cosimo. Il Barone se inizialmente apparve stizzito e imbarazzato dalla situazione soprattutto quando invitava importanti ospiti, finì per accettare e in qualche modo approvare la scelta del figlio.

Cosimo continuava le lezioni con l’Abate e anzi tra i due nacque una certa complicità, forse erano più simili di quanto pensavano… Cosimo dall’alto della sua posizione, alto in senso letterale intendo, ha avuto modo di scoprire un segreto dell’Abate e sicuramente questo gli ha permesso di rivalutare positivamente quest’ultimo, non più solo succube del padre.

Nel corso del libro si evince una crescita esponenziale di Cosimo, da ragazzino insicuro che cerca di dimostrare il contrario, a ragazzo e poi adulto con dei principi saldi e soprattutto ferrei. Cosimo grazie alla sua posizione riuscirà ad essere utile più di quanto avrebbe potuto fare se avesse continuato la sua vita in casa. Aiuta i soldati francesi, ha occasione di parlare con Napoleone in persona e il fatto che quest’ultimo dovette chiedere a Cosimo di spostarsi per coprire il sole affinché non gli desse fastidio vuol dir tanto… Napoleone che chiede un favore ad un ragazzo… pensateci.

Ma non è l’unico fatto eccezionale, Cosimo riesce anche a far redimere in qualche modo, o comunque cambiare, il bandito più ricercato della zona. Grazie ai libri l’incontro tra i due divenne qualcosa di magico, purtroppo però la virata positiva costò cara al famigerato Gian dei Brughi.

E poi come non menzionare l’amore! Eh si perché Cosimo anche sugli alberi è riuscito ad innamorarsi e a vivere l’amore, un amore burrascoso, fatto di continui momenti di felicità alternati a tristezza e gelosia ma sempre di amor si tratta.

“Perché mi fai soffrire?” “Perché ti amo”.

“No, non mi ami! Chi ama vuole la felicità, non il dolore”. “Chi ama vuole solo l’amore, anche a costo del dolore”

“Fai bene a essere geloso. Ma tu pretendi di sottomettere la gelosia alla ragione. “Certo: così la rendo più efficace”.

“Tu ragioni troppo. Perché mai l’amore va ragionato?” “Per amarti di più. Ogni cosa, a farla ragionando, aumenta il suo potere.” “Le imprese più ardite vanno vissute con l’animo più semplice.”

Insomma io credo che spesso le scelte coraggiose vengono premiate, magari non subito perché anche Cosimo inizialmente ha subito derisioni e scherzetti, ma sicuramente alla lunga ripagano.

Le prese di posizione, la capacità di credere in qualcosa nonostante tutto, la perseveranza credo vada premiata. Cosimo in una posizione sopraelevata ci insegna che forse se cambiamo prospettiva, se cambiamo angolatura le situazioni assumono significati diversi. Possiamo essere più utili a noi stessi e agli altri se ci abituiamo ad avere una visione d’insieme, non solo atta ai nostri interessi. Cosimo in qualche modo si è trovato a dover ricostruire la sua vita e la sua identità, era sempre figlio del Barone di Rondò però con la sua scelta ha fortemente rischiato di perdere tale privilegio e di trovarsi a essere un trovatello qualunque. Avere il coraggio di perseguire i propri ideali e uscire dalla propria comfort-zone ci può dare tantissime soddisfazioni (parlare con Napoleone non è proprio cosa da tutti).

È un classico che vi consiglio e che mi resterà per sempre nel cuore perché è completo, al suo interno vi è contesto storico, rapporto genitori e figli, voglia di credere in qualcosa, altruismo, amore, amore per i libri, cambiamento coraggioso dello stile di vita, morte.

LA LACRIMA DEL CIGNO DI FABIO TROMBETTI

L’insicurezza può essere come uno spiffero di vento: si insinua piano nelle fessure di una finestra non sigillata e quando te ne accorgi è ormai tardi per intervenire”. Bene, Fabio Trombetti senza conoscermi ha descritto perfettamente la mia vita fino a pochissimi anni fa. Ha dipinto benissimo la sensazione lenta e inesorabile che ti avvolge e si impadronisce di te, te ne accorgi solo quando ti ha invaso per bene. Per fortuna si può sempre porre rimedio.

Ma parliamo del suo romanzo, il terzo che leggo suo e per la terza volta non mi delude.

Con una penna che definir poetica è dir poco racconta la vita di Amanda, giovane donna e mamma di una bambina tenera, simpatica e frizzante. Amanda ha un passato oscuro, una mamma molto anziana, un padre infimo… ma non è tutto! Jack, della quale si è innamorata e grazie al quale ha iniziato un percorso di crescita e maturazione, le fa una rivelazione shockante poco prima di abbandonarla sola sul prato…

Ed è proprio da quella rivelazione che Amanda ripensa al suo recente passato, alla sua relazione con Jack, a tutte quelle cose che ha visto ma a cui non ha dato peso complice la sua superficialità e la sua ingenuità. Proprio da quelle cose riparte per scavare a fondo e cercare di coprire le falle nel suo passato… il percorso non sarà facile, le scoperte non saranno piacevoli ma saranno necessarie per aiutarla a trovare la serenità.

Bellissimo è il rapporto con Abigail, la sua bimba di 6 anni, simpatica e loquace. È proprio vero che un genitore per il proprio figlio è capace di scalare le montagne, metterà sempre il benessere del figlio al primo posto. Amanda nella sua ricerca coinvolge anche la figlia, curiosissima e molto eccitata di partecipare alla “caccia al tesoro” come l’hanno nominata. Il rapporto madre e figlia è speciale così come speciale è l’amicizia che lega Amanda alla sua carissima amica Tess. Donna dolce e forte, sempre pronta a consolare e a dare forza ad Amanda.

La relazione con Jack invece rappresenta il passato, il punto di svolta. Amanda in quel frangente era debole e insicura, quasi una bambina complice anche il recente lutto. Ironico pensare che è proprio grazie a Jack che Amanda si accultura e inizia il suo percorso di crescita, proprio grazie a quell’uomo che tanto la farà soffrire e che noi lettori impariamo a conoscere pian piano, pezzetto per pezzetto l’autore compone un personaggio complesso e realistico che in qualche modo ci susciterà simpatia.

 “Il Jack di cinque anni fa ha deciso di sposarsi di nuovo con la propria natura maledetta ma era anche felice di lasciare libera dalle sue grinfie la persona che, in assoluto, più di tutte meritava sincerità e rispetto. Te. Hai fatto breccia nella mia assenza di morale disegnando a colori sul grigio opaco del mio animo e sei l’unico essere umano oggi di cui mi importa realmente. Anche se mi trovo qui grazie a te.”

Non so cosa pensate voi ma questa dichiarazione d’amore per me è bellissima, mi ha commosso, la trovo originale e molto sentita, niente cliché e frasi banali. Bravo jack e soprattutto bravo Fabio!

L’ultima citazione dal romanzo è molto significativa in quanto riassume un po’ lo spirito e il significato dell’intera narrazione: un cigno bianco e uno nero che si incontrano formando un cuore è un’immagine potentissima, molto eloquente.

Un cigno bianco, nel suo regale portamento, va incontro a un altro nero al centro della vasca. Sbatto le palpebre e fotografo il momento: il suo collo aggraziato incrocia quello, così uguale ma contrario, del suo simile pigmentato. Il cuore bicolore che ne esce, allegorico ai miei occhi come gli ultimi otto anni che ho vissuto tra fortune alterne, simboleggia l’amore che non teme razza, la fratellanza che non vuole interessi”.

Chiudo con note tecniche: il romanzo alterna capitoli in prima persona e capitoli in terza persona. La protagonista è una donna con la sua bambina e, scritto da un uomo, fa un grande effetto. Il personaggio è assolutamente credibile nei pensieri e nelle idee, forse uomini e donne non sono poi così diversi mi viene da pensare…

La narrazione non è lineare ma continua a intervallare il presente con momenti del passato diversamente collocati temporalmente. È una strategia che apprezzo perché tiene incollati alle pagine anche se naturalmente necessita di una buona concentrazione se, come la sottoscritta, non volete perdervi nemmeno un dettaglio mentre leggete.

Dell’autore ho letto anche “L’isola lunata” e “Paradiso assassino”. Credo che i suoi punti forti siano la prosa poetica e fluida e la capacità di costruire trame accattivanti, originali e sempre con un’aurea di mistero affascinante che spinge il lettore a voler arrivare alla fine assolutamente. È un autore emergente ma per me si merita le migliori piazze, ha davvero talento. “L’isola lunata” per l’ambientazione in un’isola e degli omicidi mi ricorda “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie ma, non me ne vogliano i fans della talentuosissima scrittrice inglese, Fabio Trombetti ha una prosa di gran lunga più bella.

IL COMPLEANNO DI ARHO DI CHRISTINA OLINDO

Arho è un giovane uomo di 27 anni appena trasferito a Milano da Helsinki. Lavora come modello e frequenta un master di ingegneria. Fa amicizia con la sua vicina di casa, un’autrice promettente di 35 anni. La sua vita ha tutte le carte in regola per essere bella e soddisfacente ma purtroppo così non è. Arho è un giovane incompreso, con pensieri e tormenti nascosti. “Come se ci fosse un fossato davanti a lui… al di là del fossato c’è tutto il mondo, ma lui rimane dietro la sua fortezza e non fa entrare nessuno”. Ha un migliore amico, anch’esso modello che sembra capirlo molto bene, lo rassicura, si prende cura di lui in modo molto dolce e affettuoso. Ad Arho però questo sembra non bastare, i suoi tormenti interiori lo divorano dall’interno.

Guadagnava i suoi primi soldi, viaggiava di continuo, conosceva gente nuova. Tutto sembrava facile. Solo più tardi si rese conto che c’è sempre un tempo per pensare

Prima o poi i nodi vengono al pettine mi viene da dire, non si può sempre scappare dalla propria ombra, dai propri tormenti interiori, neanche un aereo che ci porta in un altro Stato è sufficiente. Arho ne ha avuto la conferma.

Vi è poi una bellissima riflessione sulla bellezza, sulla sua superficialità e su quanto possa aprire porte ma anche precludere delle strade e delle opportunità. “La bellezza è diventata una zavorra, uno scomodo biglietto da visita che inibisce tutti dal guardare chi sono veramente” Arho sperimenta l’altro lato della medaglia, l’altro lato di essere belli. Ci avevate mai pensato?

Sicuramente chi è bello è avvantaggiato in molte situazioni però rischia di restare incompreso e bollato come superficiale da chi non è in grado di guardare oltre l’apparenza. “Mi apprezza per quello che sono, guarda oltre il mio aspetto, non l’aveva mai fatto nessuno solo **

non cerchiamo la bellezza di per sé, vogliamo sapere che ci sono ancora delle possibilità

se cerchi la bellezza, tutto deve essere bellezza, non solo il fine, tutto deve essere armonico” “la bellezza è l’armonia di intenti e di forma”.

È la mia seconda graphic novel dopo Cinzia di Leo Ortolani che tra l’altro vi consiglio spassionatamente. Ho scoperto di amare le graphic novel, adoro osservare i disegni. “Il compleanno di Arho” è interamente disegnato dall’autrice Christina Olindo diplomata alla Scuola del fumetto di Milano. I disegni sono molto belli, curati nei dettagli e permettono di capire sfaccettature della trama non dette nei baloons.

SOLEANA DI NAOMI SCIORTINO E ALESSIA MAIORANO

Ailea è una giovane ragazza orfana che vive da sola e lavora in un bar. Ama nuotare e spesso si perde nei suoi pensieri. Rose è la sua capa ed è una giovane donna simpatica e benvoluta in città. Tutto procede tranquillamente finché un giorno Ailea mentre sta dormendo sente delle voci che la implorano di essere d’aiuto. Si sveglia frastornata non capendo bene se sia stato solo un sogno oppure qualcuno davvero le ha parlato. La giornata prosegue ma lei queste voci continua a sentirle. È spronata dunque a cercare informazioni circa il suo passato e i suoi genitori ormai defunti.

Dal suo passato emergeranno dettagli paranormali e scoprirà ingiustizie e violenze compiute ai danni di persone innocenti. Ailea è una ragazza buona e molto altruista e non si tirerà certo indietro di fronte alla possibilità di aiutare il prossimo.

Non posso scendere nei dettagli perché rivelerei dettagli importanti dell’intreccio però posso dirvi che ciò che viene narrato purtroppo accade ancora ai giorni nostri. La violenza nei confronti dei più deboli, degli indifesi viene perpetrata tutt’oggi. L’uomo che non si sente bene con se stesso, che non ha motivazioni positive per condurre una vita felice sente il bisogno di rifarsi sugli altri. Predominare su altri esseri umani è un modo per emanciparsi, per spogliarsi di quel senso di inadeguatezza che lo sovrasta. In modo molto più crudele e violento ma è lo stesso principio del bullismo. I bulli non sono altro che vittime di loro stessi, persone insicure che esplicitano il loro senso di inadeguatezza cercando di sovrastare gli altri.

Non è affatto facile però mi sento di raccomandare ai genitori di crescere i propri figli FELICI, soddisfatti e EDUCATI, pieni di motivazioni e in grado di dare un senso alla propria vita ponendosi degli obbiettivi raggiungibili. Solo così forse si può riuscire a estirpare un po’ di quella cattiveria e frustrazione che solitamente sfocia in violenza.

Il libro è molto carino, l’idea di fondo mi piace, però ho trovato la narrazione un po’ acerba. Pochi dettagli,  gli avvenimenti si susseguono velocemente e non sempre sono approfonditi a sufficienza. Consiglio assolutamente alle due ragazze di continuare a scrivere perché le idee che hanno sono molto buone e l’intreccio è ben fatto però lavorerei maggiormente sulla scrittura.

IL SOMMO INCANTATORE DI FRANCESCO ZAMBONI

Joras è un giovane ragazzo sicuro di sé, a tratti impertinente e sprezzante del pericolo, si sente fortissimo e aspira a diventare il nuovo sommo incantatore. La sua spavalderia lo porterà a nutrire un po’ di frustrazione nei confronti di Nedius, anch’esso incantatore molto valido, con il quale è sempre in aperto confronto quasi a sfiorar la lite. La vita di Joras procede pressoché tranquilla tra allenamenti e insegnamenti del suo saggio mentore Sylenio finché una delegazione di maghi capitanati dall’arcimago Shurya arrivano in città. Una visita tranquilla e in pace sarà occasione per riaprire vecchie ferite e saldare vecchi conti in sospeso, la vendetta è servita…

Tra doppiogiochisti, soggetti spietati e vendicativi, maghi e incantatori avranno modo di studiarsi, battersi, accerchiarsi per raggiungere ognuno i propri scopi. Ma chi è buono e chi è cattivo? Chi è solo uno spietato arrivista e chi invece ha valori solidi e principi encomiabili? Sarà compito di Joras con i suoi fidati amici scoprirlo e se proprio chi gli sta più vicino non è chi sembra essere?

Insomma Francesco Zamboni ha costruito un fantasy dalle tracce oscure e calcolatrici, i personaggi del suo romanzo si muovono su una delicata scacchiera, ad ogni passo ne conseguono altri a catena. Gli intrecci, gli obbiettivi di ognuno sono parzialmente celati, il colpo di scena è sempre in agguato, i personaggi cambiano faccia inaspettatamente.

Per chi ama scovare sotterfugi, scoprire intrighi, scovare i colpevoli questo è il libro giusto.

Se amate i combattimenti all’ultimo sangue, con magie e incanti speciali e raccontati fin nei più piccoli dettagli questo è il libro giusto. Francesco ha saputo creare due fazioni ben distinte e riconoscibili, con poteri spettacolari e coinvolgenti.

E poi chiudo con l’aspetto che più amo quando leggo un libro, quell’ aspetto che non deve mancare affinché possa acquistare un posticino nel mio cuore ovvero l’emozione, l’amore, il sentimento. E non sto parlando necessariamente di storie d’amore tra partner eh. L’affetto tra persone, la dimostrazione di amore nei confronti di qualcuno è qualcosa che mi commuove sempre. Joras nel suo percorso avrà la fortuna di incontrare alcune persone che lo ameranno molto e saranno disposte anche a dar la vita per lui come lui è disposto a fare per loro. In una scena in particolare Joras dimostra un cuore enorme e una grandissima superiorità morale, veramente encomiabile, a maggior ragione se si pensa come aveva iniziato questo viaggio.

La figura del mentore, una persona che crede nel suo allievo e vuole il suo bene, si prodiga per il suo bene accompagnandolo per una parte del percorso di vita e professionale in questo romanzo emerge molto bene e assume aspetti a tratti altamente emozionanti.

LA COMPAGNIA PERFETTA DI ROMINA BRAGGION

Nuovi Comandamenti:  riproduciti, non uccidere, non attaccare, non sprecare, non desiderare il superfluo, vivi in armonia con la Terra, vivi in armonia con l’umanità, vivi in armonia con te stesso, aiuta il prossimo, condividi”.

Siamo in un mondo distopico, un mondo del futuro nel quale a causa di nanoparticelle plastiche la fertilità degli esseri viventi è minata. Per preservare la specie quindi si usa la strategia dei cloni. L’Università ha un équipe molto valida che si occupa di cloni e fitoterapici per anticipare e regolare lo sviluppo sessuale e aumentare la fertilità.

Orso è la nostra protagonista ed è una biologa, ha ordinato un clone chiamato Clo. Inizialmente proseguiva tutto per il meglio, esso era mansueto, gentile, disponibile e la aiutava nelle faccende. Si è ben presto accorta però che i suoi muscoli e di conseguenza il suo corpo si sviluppavano sempre più, in modo anomalo, così come crescevano le voglie sessuali. Spaventata medita di disattivarlo…

Questo racconto è breve ma intenso, ammetto che nelle prime pagine ho faticato a capire il senso generale, ma la trama si è poi svolta bene e mi ha fornito l’occasione per una lunga e profonda riflessione sul mondo dell’informatica e l’uomo. Sulla potenza e le grandissime potenzialità degli strumenti informatici, addirittura capaci di creare dei robot che si sostituiscono a noi, ma che per quanto perfetti tecnicamente non potranno mai sviluppare l’empatia, la sensibilità e l’emozionalità che è propria e unica dell’essere umano.

Le vicissitudini intercorse tra Orso e Clo esplicitano bene come un rapporto idilliaco con la tecnologia scopre ben presto le sue lacune e i suoi limiti.

Un altro aspetto che mi ha dato modo di riflettere bene è il tema della maternità. Vi ho detto sopra che la sterilità dilaga, è vero ma qualche donna riesce ancora a rimanere incinta, i feti però sono deformi e spesso la gravidanza si conclude con aborto spontaneo. Orso in un dialogo con una sua amica dimostra una cinicità e una freddezza in merito al tema morte, come se fosse disumanizzata, come se guardasse il mondo e i suoi avvenimenti solo dal punto di vista biologico, scientifico e non umano asserendo che essendo biologa è normale che abbia questa visione del mondo.

È davvero questo il mondo del futuro? Saremo davvero circondati da cloni? Perderemo l’umanità rimastaci? Spero di no!

Io credo che la tecnologia sia utilissima, in alcuni casi davvero necessaria però non potrà mai sostituire l’umanità, l’empatia, la tenerezza di un rapporto umano, di una relazione d’amore.

Questo racconto lo trovate in e-book su Amazon a 1,99 euro.

I RACCONTI DEL DISAGIO DI LUCA MALETTA

Questo volume di 163 pagine è una vera perla. L’edizione è molto curata, ha proprio l’estetica di un vecchio manoscritto consumato dall’uso e dal tempo. Un manoscritto vissuto con tanto di note, cancellature, appunti, commenti a lato della pagina. L’autore in 163 pagine ha racchiuso 34 racconti con personaggi e situazioni diverse ma con un enorme aspetto comune: il disagio. Il disagio in tutte le sue forme e manifestazioni. Alcuni racconti sono diretti, concisi, altri necessitano di un’interpretazione, hanno un senso figurato. Tutti trasmettono quel senso di malessere, di disagio appunto. Riuscire a trasmettere questa sensazione così particolare e intima in ogni singola pagina è da veri talenti.

In un racconto intitolato “La guerra al vento” ho trovato somiglianze con la situazione attuale dettata dal Covid: “fu così che il vento dichiarò guerra all’uomo e l’uomo si scoprì impotente perché il nemico era nascosto e non poteva essere visto. Per paura le persone si chiudevano in casa, con le finestre sbarrate, rinunciando all’aria nuova: ma si poteva vivere in quel modo?

Pensandoci bene però il vento del racconto potrebbe riferirsi anche all’ignoranza, la cattiveria, tutti quei mali invisibili ma distruttivi, che serpeggiano inavvertiti quasi ma che fanno più male di una pugnalata.

Di grande impatto emotivo poi ho trovato il racconto intitolato “Atlante”, l’immagine alla fine del racconto è più esplicativa di mille parole. Una donna che si fa in quattro per occuparsi di tutte le faccende, anche quando è stanca, anche quando è triste, anche quando vorrebbe giustamente essere coccolata e viziata un pochino. E non è tutto. Nonostante gli sforzi e le premure viene additata quando sbaglia, quando si dimentica qualcosa, sentendosi sbagliata, inutile.

Vogliamo parlare invece dell’uomo grasso che ha al suo interno un altro uomo più piccolo, credo un’ anima, la sua vera essenza e vitalità soffocata per qualche sofferenza, per qualche complesso che porta l’uomo a soffocare nel cibo per sopperire ad altre mancanze.

Vi è poi un racconto bellissimo sul bullismo, forte, straziante, Luca Maletta è geniale nel far trasparire le emozioni, le sensazioni della povera Alisea. Molto forte, urterà la vostra sensibilità.

Ci sono poi svariati racconti sull’amore, le relazioni amorose e amicali. Tante sfaccettature, tutte  fanno emergere l’irrequietudine, il disagio, l’ansia. Luca Maletta ci descrive relazioni sbagliate, relazioni che non funzionano ma nessuno ha coraggio di ammetterlo, la complessità di rapportarsi con la persona che dovrebbe essere una delle più intime. In molti racconti devo ammettere che mi son ritrovata, ho sentito mie molte sensazioni, alcune non le avevo neanche portate a consapevolezza prima di leggere questo volume.

L’incapacità di trovare una strada propria, continuare a girovagare per inerzia, per senso del dovere, senza chiedersi dove si sta andando e perché. Forse non lo si sa, forse si è persi, si ha paura e per non darlo a vedere si finge di avere una meta.

L’insicurezza e quel senso di disagio, di spaesamento dopo un grande traguardo scolastico. L’incertezza di cosa si farà dopo, quali porte si apriranno, non per tutti il futuro è chiaro e definito, per alcuni vi è una sanguisuga che non dà tregua.

È un volume che vi consiglio sia per la bellezza estetica e la cura dei dettagli, vi è una pagina con una macchia di caffè e un’altra bruciata, sia per le sensazioni che vi regala, non sensazioni piacevoli chiaramente ma arrivano dritte e potenti. Io me lo son gustato lentamente, intervallandolo ad altri romanzi.

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