TI ODIO DI MIRKO MIGNONE

Fabiano è una guardia giurata di un centro commerciale, vive a Genova in un appartamento condiviso con un ragazzo misterioso, poco presente, silenzioso e poco incline a stringere relazioni.

Fabiano ha una ragazza che ama, anche lei lavora nel suo stesso centro commerciale. Per quanto la sua relazione funzioni non esita a occhieggiare l’amica un po’ sfrontata e piacente della morosa. La vita di Fabiano scorre tranquilla finché non trova nella cassetta della posta due semplici parole dal contenuto però devastante: ti odio.

Non sa se dar peso alla cosa o meno però insomma non si sente molto tranquillo, anche la fidanzata si agita un po’ ma con la vacanza romantica a Venezia all’orizzonte accantonano momentaneamente quello che potrebbe essere semplicemente uno scherzo di cattivo gusto.

A Venezia però le cose non andranno bene.

Il biglietto avrà un seguito e Fabiano tra varie riflessioni finisce per sospettare del suo inquilino.

La sorpresa che gli inquirenti troveranno quando varcheranno la porta dell’appartamento che Fabiano condivide con l’altro ragazzo sarà mostruosa…

È un thriller ricco di suspance, raccontato da due punti di vista: Fabiano e l’inquilino.

È un thriller geniale, costruito bene, nei minimi particolari fin dalle prime pagine, la fine vi sorprenderà e ripensando all’intero romanzo scoprirete che l’autore ha sapientemente gettato piccoli indizi.

Nella seconda parte del libro il ritmo si fa serrato e spietato, le parole si susseguono velocemente, il lettore riesce a immedesimarsi nella situazione tanto da trattenere il fiato lui stesso.

È sempre difficile parlare di un thriller perché ogni parola può facilmente trasformarsi in spoiler però vi volevo dire, restando sul vago, che questa storia mi ha ricordato molto un fatto di cronaca recentemente accaduto. L’autore non ha naturalmente preso ispirazione da quel fatto visto che la stampa del libro è antecedente l’accaduto però l’essere così quasi verosimile, così vicino alla realtà rende ancora più intensa e immersiva l’esperienza della lettura.

Io sono un’amante di Stephen King, non so se l’ho mai detto ma lo amo proprio perché riesce a narrare il Male in modo molto vicino e comune, riesce a rendere partecipe il lettore alle vicende, raccontando anche le sue paure, le sue ansie, che percependole reali, rendono il libro più credibile e pertanto più pauroso. Con le dovute proporzioni, non me ne voglia Mirko ma il Re è il Re, anche Mirko è riuscito in questo, ha creato una storia realistica nel suo orrore, Fabiano potremmo essere noi, potrebbe essere il nostro vicino, un nostro parente, così come il suo inquilino misterioso potrebbe essere il nostro.

LA CASA MALEDETTA DI LUCREZIA RIBERI

Rebecca ha già due matrimoni alle spalle, ora con il suo nuovo compagno sta cercando casa. Gira accompagnata dall’agente immobiliare ma non è mai soddisfatta. Sta quasi per mollare il colpo, indispettita anche del fatto che la casa la deve scegliere da sola visto che Francesco è oberato di lavoro, quando l’agente sfodera uno dei suoi colpi migliori e finalmente si decide per l’acquisto. Il prezzo sembra un po’ bassino per la metratura della casa, le pare strano ma acconsente, scoprirà poi che sul suo conto girano voci strane, paurose, è una casa maledetta si dice, c’è stato un assassinio, ci sono fantasmi….

Né Rebecca né tantomeno Francesco credono a queste fandonie e iniziano  quindi la loro vita nella nuova casa accompagnati dai rispettivi figli avuti da precedenti relazioni.

Siamo quasi nel periodo di Halloween e Rebecca decide di inaugurare la nuova residenza organizzando una grande festa! Tra gli invitati però si presentano pure due intrusi ovvero uno dei due ex mariti di Rebecca e l’ex moglie di Francesco. Invitati dai figli così pare.

Non tutti però termineranno la festa sulle proprie gambe, qualcuno verrà portato via in barella e poi messo all’interno di una bara.

La famiglia decide di far investigare il mitico e inimitabile Carlos con la sua assistente Sabrina, aggiungendo quindi la loro indagine a quella dei carabinieri.

Se i carabinieri mollano la presa quasi subito… Carlos NO! Non demorde, interroga, chiede, intuisce e alla fine SCOPRE!!!

È un giallo ben scritto, l’autrice sapientemente dissemina indizi tra le pagine che portano il lettore a sospettare una volta di uno, una volta dell’altro, leggendo si formulano delle proprie teorie, si cerca di capire la logica dietro alle azioni dei personaggi fino ad un finale sorprendente! Nei gialli, un po’ come nei thriller, gran valore lo ha il finale, se è a sorpresa, se è verosimile, se è sorprendente, ecco in questo caso il finale mi ha sorpreso in positivo in quanto è articolato e ben costruito ed è la conseguenza di pensieri e comportamenti dei protagonisti, senza essere scontato e banale. La storia potrebbe essere tristemente verosimile e questo aspetto mi piace molto nei libri, trovare situazioni che nei limiti della letteratura possono verificarsi, mi permette di immedesimarmi maggiormente e di dar maggior valore all’opera dell’autore o autrice in questo caso.

Se amate il genere ve lo consiglio caldamente, è accattivante, stimolante, la trama è intricata, le situazioni sono molteplici e ogni personaggio ha un ruolo attivo nella storia.

Le tre signore ficcanaso mi son piaciute tantissimo, divertenti, irriverenti, sfrontate, delle vere macchiette.

LINX DI LUCA GIRIBONE

Siamo nel 3500 e gli uomini dividono il pianeta con gli automi. Gli automi sono molto simili agli esseri umani tanto che spesso è difficile riconoscerli. Sono stati creati dall’uomo affinché potesse finalmente delegare tutte quelle mansioni per lui noiose e stancanti. L’essere umano quindi ha creato grazie al progresso fenomenale della scienza e della tecnica dei robot molto simili a lui, alcuni perfino in grado di provare accenni di sentimenti perché insomma va bene che non ci sai fare con l’altro sesso e hai bisogno di soddisfare i tuoi bisogni però nessuno vorrebbe un oggetto robotizzato e completamente e sfacciatamente senz’anima giusto?

Non tutto però è perfetto e idillico perché questi automi non solo hanno vita estremamente breve ma addirittura quando sono in dirittura d’arrivo impazziscono e si trasformano in spietati assassini. Insomma non sono macchine perfette. Non sanno di essere automi, vivono completamente integrati insieme ad esseri umani tanto che spesso gli stessi genitori non sanno che i loro figli sono in realtà automi e non bambini reali come hanno sempre creduto.

Automi creati dai ricchi naturalmente, in questo libro i ricchi vengono dipinti negativamente, sono coloro che lavorano nei cinque giorni feriali e passano il weekend tra droga e alcol, sono quelli dai vizi al limite dell’illecito, sono spietati  e non conoscono empatia.

Proprio a causa del fatto che gli automi tendono a impazzire verso la fine del loro percorso divenendo pericolosi la polizia deve stare all’erta e evitare le stragi quanto più possibile. Oltre alla polizia, perlustrano le strade anche i cosiddetti “cacciatori” tra i quali abbiamo il nostro protagonista. I cacciatori fondamentalmente hanno il compito di distruggere gli automi prima che diventino pericolosi e spesso vengo assoldati per compiere favori divenendo a tutti gli effetti dei killer su commissione.

Il libro è raccontato dal punto di vista di un cacciatore chiamato Lynx. Conosceremo nei dettagli un giorno della sua vita, il libro infatti racconta esattamente 24 ore del ragazzo. I capitoli sono scanditi dall’incedere del tempo. Lo stile di scrittura è fluido, si legge facilmente, ci sono dei momenti toccanti in merito a degli accadimenti tristi.

L’autore ha provato a raccontare come sarebbe il mondo se le tecnologie già ora molto avanzate arrivassero a creare dei veri e propri automi tipo Alexa in carne ed ossa praticamente e non solo voce. Ci è riuscito bene ma onestamente mi aspettavo un impatto più forte, più stravolgente. Ho pensato a lungo a questa cosa, volevo focalizzare quali fossero gli aspetti che non hanno reso il libro molto stravolgente e credo di essere arrivata ad una conclusione. L’autore narra le vicende descrivendo le situazioni (non parlo di descrizioni tediose e lunghe, assolutamente no) però la parte predominante del libro è data dal narrare le azioni e gli accadimenti, lo spazio dedicato alle sensazioni per i miei gusti strettamente personali è poco. Ci sono momenti toccanti come ho citato sopra, il lettore riesce a empatizzare con Linx, almeno io ci sono riuscita molto bene, però mi aspettavo qualcosa di più da questa dicotomia uomo/automa. Resta comunque un libro valido che vi consiglio.

FENICE DALLE CENERI DI GIOVANNI LAMURA

“Fenice dalle ceneri” è un saggio che tratta argomenti estremamente contemporanei e molti di loro anche universali . l’autore con la sua opera ci invita a riflettere su noi stessi, su quello che siamo, sull’importanza che abbiamo in primis in riferimento all’intero pianeta Terra. L’uomo ha la tendenza a considerarsi il centro del mondo come capacità di determinare il succedersi degli eventi. Ma sarà davvero così? Pensiamo a quanti anni ha, o forse meglio dire quanti millenni ha il pianeta rispetto a quando è sopraggiunto l’uomo. E ancora di più pensiamo a quanto dura la nostra vita rispetto al ciclo vitale del Pianeta. Direi una nullità, un numero infinitesimale. Questo non significa che in quanto esseri umani possiamo comportarci totalmente a nostro piacere mostrando comportamenti maleducati e irrispettosi ma significa che dobbiamo dare il giusto peso alla nostra esistenza, ai nostri problemi, alle nostre difficoltà. “Non siamo nulla nel senso che la ragione dell’esistenza non ci appartiene perché la vita stessa è al di fuori di ogni nostra concezione”.

La parola chiave è TEMPO, si ha sempre la convinzione di averne troppo poco perché la concezione che si ha di esso non è pienamente corretta. Ognuno ha i propri tempi di sviluppo, di maturazione ed è giusto rispettarli e assecondarli. Siamo troppo presi dal fare tante cose, dal confronto con gli altri per misurare quanto riusciamo a bruciare le tappe, è importante invece “riconoscere i propri tempi e seguirli con l’assoluto rispetto per la propria persona”. La scelta migliore che si può compiere per vivere bene e vivere sereni è SCEGLIERE DI ESSERE ETERNAMENTE SE STESSI. Certo, la società ha delle norme, delle regole che volenti o nolenti siamo costretti a seguire per poter adeguarci ad una vita di comunità assolutamente indispensabile però è sempre importante non farci completamente inglobare da esigenze che non sentiamo pienamente nostre. NON DOBBIAMO AVERE PAURA DI ESSERE NOI STESSI.

Bisogna essere la persona che più si avvicina all’immagine che si ha di sé più intimo e lavorare su questa per adattarla alla società”. Avete capito bene, non è la società che plasma il nostro essere, ma siamo noi ben consci di noi stessi che ci adeguiamo in parte alla società.

Da insegnante non posso che apprezzare tantissimo un passaggio riferito alla scuola: “si studia per conoscere se stessi, le proprie attitudini e i propri interessi; si studia per entrare in contatto co l’altro, apprendere insieme, mettersi in discussione”. Riguardo alla scuola però l’autore afferma anche che “non c’è un sistema onesto che faccia splendere l’anima più vera” non sono d’accordo. È vero che il programma che si segue è lo stesso: l’insegnante è uno gli alunni sono 20/25 il dono dell’ubiquità o di dire più cose diverse contemporaneamente purtroppo non ce lo hanno ancora dato; è vero anche però che ricollegandomi con quanto riportato poco sopra ogni alunno può attingere in modo personale alle nozioni e agli stimoli che gli vengono proposti, il talento in qualche ambito può fuoriuscire, certo sarà poi necessario che lo coltivi con professionisti del settore fuori dalle mura scolastiche o quanto meno dopo l’esame di licenza media ma non è vero che le particolarità non possano uscire.

L’autore passa poi a una provocazione tagliente: “che differenza c’è tra la morte e la nulla esistenza?” sarebbe il caso di riflettere (forse non troppo per la propria salute mentale) sulla propria esistenza, quale è il nostro scopo, se viviamo nutrendo la nostra anima, giovando al nostro spirito o se siamo solo ingranaggi di un sistema più grande che compiono azioni in automatico. Tutti abbiamo giustamente paura della morte, è un aspetto che non conosciamo e non c’è modo di conoscerlo perché chi va di là non torna più per poterlo raccontare. Avere paura di ciò che non si conosce è normale e salvifico. Ma è proprio per questo motivo che bisogna chiedersi se si sta sfruttando al meglio il tempo che ci è concesso di vivere, se riusciamo a crescere, imparare, trovare occasioni di miglioramento anche in incombenze obbligatorie oltre che nella scelta di hobby proficui. Spesso siamo troppo focalizzati sul lavorare per guadagnare soldi da perdere di vista la quotidianità, l’emozione delle cose semplici, ci dimentichiamo di nutrire lo spirito.

L’autore fa infine dei riferimenti alla situazione attuale riguardante la pandemia e onestamente è la parte che mi è piaciuta meno sia perché siamo talmente invasi da questo argomento che onestamente nei libri cerco di evadere, cerco stimoli differenti, per sentir parlare di Coronavirus mi basta accendere la TV su un canale qualsiasi a qualunque ora, sia perché l’autore pur parlandone credo non abbiamo aggiunto nulla a ciò che già si conosce, mentre per le altre tematiche è stato illuminante ed estremamente piacevole infatti vi ho riportato molti argomenti. Nel complesso è un libro valido che consiglio.

LA FIGLIA SFUGGENTE DI CHIARA PARELLA

Francesca è una bambina come tante, ha una famiglia felice. Con la mamma ha uno splendido rapporto, sono proprio in sintonia, il padre invece è a tratti sfuggente, Francesca ha quasi la sensazione che debba rincorrerlo per avere le sue attenzioni, è bravo, gentile ma non è un padre super affettuoso e molto legato alla famiglia.

Dopo poco i genitori decidono di proseguire le loro vite separate, ecco che per Francesca quello che inizialmente era un padre poco coinvolto nei legami famigliari diventa sempre più impalpabile, sempre più lontano, nascosto, sfuggente appunto.

È la seconda volta che uso il termine “sfuggente” a voi sembrerà pure strano visto che il titolo del libro accenna al fatto che sia la figlia, quindi Francesca, a essere sfuggente. Invece no. Francesca con le sue debolezze e insicurezze di bambina cercherà sempre questo legame col padre, farà di tutto per costruirlo, per renderlo solido, spesso si sentirà sbagliata, affranta, senza valore. Il padre è un egoista, forse pure immaturo o comunque non tanto adatto a formare una famiglia. La madre di Francesca assiste allo sgretolamento di un rapporto mai stato solido impotente o meglio si comporta da impotente e io credo che si senta molto in colpa: il marito l’ha scelto lei, lei ha scelto chi sarebbe stato il padre di sua figlia. Spesso da fidanzati sottovalutiamo alcuni difetti o più generosamente alcune caratteristiche, peculiarità del nostro o della nostra partner. Da fidanzati siamo solo noi e il /la nostra partner perciò le conseguenze delle nostre scelte, stare insieme ad una persona che non ci ama, non ci tratta bene, non mostra coinvolgimento nel rapporto ricadono esclusivamente su di noi. Credo però che nel momento in cui si scelga di allargare la famiglia e mettere quindi al mondo dei figli è opportuno considerare l’altro anche sotto altri aspetti. Il compagno di vita deve essere un punto di riferimento, una persona amorevole e coinvolta nella relazione anche e soprattutto nei confronti dei figli. Dobbiamo ricordarci che noi siamo responsabili delle creature che mettiamo al mondo e la famiglia che gli o le doniamo la scegliamo noi pur avendo principalmente effetto su di loro. La mamma di Francesca è ben conscia del carattere e degli interessi del marito fin da quando lo ha conosciuto ma accecata dall’amore, dal sentimento fulgido non ha soppesato con estrema attenzione la situazione. Francesca è una bambina bisognosa di attenzioni come tutti i bambini della sua età, ha bisogno di genitori forti e presenti nella sua vita, che la aiutino a crescere positivamente, che le indichino la via. Badate bene non mi riferisco al fatto che i suoi genitori non stanno più insieme perché un genitore può essere presente nella vita del figlio pur non condividendo lo stesso tetto, parlo della voglia del padre di “strappare la tela disegnata per ricolorarne un’altra, è più facile ricominciare un disegno da un foglio bianco piuttosto che sistemare e modificare quello già esistente”.

L’amore per il partner può svanire, siamo esseri umani, può capitare di accorgersi di non provare più sentimenti intensi per una persona, credo però che l’amore viscerale, intenso che si prova per i figli non muoia mai, non può morire se si è persone dotate di empatia, sentimenti e intelletto. L’egoismo e la necessità di considerare solo i propri bisogni e desideri non può combaciare con la costruzione di una famiglia. Non si è obbligati a sposarsi, a mettere al mondo figli soprattutto nel 2021 dove la società per alcuni versi è progredita, se si sceglie però di costruire qualcosa di importante e solido insieme bisogna tenere fede alla propria decisione fino alla fine. Da persone adulte, responsabili.

Ho arricchito questa recensione di mie riflessioni personali, il libro di Chiara è bellissimo, è scritto molto bene con una ricerca di termini e metafore a me molto gradita, riesce a trasmettere al lettore le sensazioni più intime e profonde vissute in primis da Francesca e in seconda battuta dai suoi genitori. È un libro che mi ha commosso più volte nonostante io non ho (ancora) vissuto un’esperienza del genere e nonostante non sia un libro autobiografico. L’autrice è riuscita benissimo a entrare nel personaggio e a creare una narrazione estremamente credibile.

Francesca vivrà questa trasformazione della sua famiglia insieme ad una bambina come lei nonché figlia della nuova compagna di suo padre. Roberta a differenza di Francesca ha vissuto l’evento in modo molto positivo ed elettrizzato e ha dato a quest’ultima un consiglio significativo: “il nostro obbiettivo adesso è sopravvivere… tirarcene fuori… evadere…cavarcela. Se ti ostinerai a combattere contro i mulini a vento, prima o poi ti spezzerai… andrai a schiantarti…non ti rialzerai più”. “Roberta cercava di prendere solo il bello, non si angustiava per le questioni che non andavano a ledere il suo territorio”.

Un po’ di spirito di autoconservazione e sopravvivenza è necessario, quando le situazioni sono più grandi di noi e, soprattutto, non siamo noi gli attori principali quindi non possiamo in qualche modo influenzare gli eventi dobbiamo fare come consiglia Roberta: prendere il buono anche se poco, anche se magari sofferto e aspettare che tutto passi. Per vivere sereni è opportuno ponderare attentamente quando si può e si deve agire per risolvere una questione e quando invece bisogna attendere. “Dare tempo al tempo” è un detto saggio.

NUOVE STORIE DI UN PERDENTE DI SUCCESSO DI DARIO MONDINI

Dario Mondini torna con un nuovo capitolo della sua autobiografia frizzante, autoironica, simpatica, riflessiva e a tratti commovente. Lo stile è fluido e piacevole, racconta le sue avventure e disavventure con un pizzico di ironia senza mancare di elogiare l’importanza che i suoi amici e i suoi affetti in generale hanno nella sua vita. Dario attraverso questo libro si racconta e lo fa nel modo più trasparente e pulito possibile, sfogliando le pagine si intuisce facilmente la sua anima buona e altruista, la sua propensione ad aiutare gli altri e a mostrarsi gentile e disponibile anche con persone che conosce poco. Lo spirito di avventura e intraprendenza lo caratterizza e lo accomuna ai suoi amici più stretti coi quali condivide uscite, vacanze e gite in posti meravigliosi. La vita di Dario è ricca di affetti e momenti piacevoli ma non mancano le esperienze negative come la perdita di un caro amico. Raccontando questo episodio il suo tono cambia, riesce a trasmettere al lettore tutto il suo trasporto emotivo e le sue sensazioni di tristezza unite all’affetto profondo provato per il ragazzo.

Ho amato questo libro perché mi ha suscitato emozioni positive, divertenti, ho riso molto ma mi ha anche fatto commuovere leggendo le sue fragilità e la sua sensibilità nei confronti degli altri. Ogni capitolo inoltre si apre con una frase significativa e potente presa da testi di canzoni o da personaggi celebri, credo sia una chicca meritevole di menzione in quanto indica una cura dei dettagli e quindi del prodotto finale non indifferente.

Raccontare se stessi a viso aperto è un atto estremamente coraggioso in quanto prima che con gli altri bisogna essere sinceri e disposti a raccontare a se stessi le proprie esperienze. Guardare in faccia la realtà con le sue difficoltà e i fallimenti non è facile e non è comodo quindi complimenti Dario!!

Anche se non avete letto il primo capitolo della biografia potete leggere questo libro, oltre ai momenti comici imparerete a non mollare mai davanti alle difficoltà, a non abbattervi di fronte a situazioni apparentemente contro di voi, imparerete l’importanza degli amici, amici veri che vi stanno vicini sempre nelle gioie e nei dolori.

C’ERANO TRE ROSSE ROSSE DI STEFANIA NOSNAN

L’autrice ha deciso di compiere un grande gesto di altruismo e generosità raccontando la storia vera di due innamorati. Per proteggere la privacy ha cambiato i nomi dei protagonisti e i luoghi nei quali si è svolta la vicenda.

Quella tra Davide e Francesca è una storia d’amore sofferta, c’è  tanto amore accompagnato da tanta sofferenza. È un amore ricercato con testardaggine, tanta la forza di volontà di Davide nel conquistare Francesca, nel non arrendersi davanti ai suoi primi rifiuti, continuando un corteggiamento delicato quanto sempre presente. Davide è ragazzo riservato ma molto determinato, sa cosa vuole dalla vita e lotta per ottenerlo. Grazie a Francesca è cambiato molto sia negli aspetti esteriori che interiori, ma credo che emotivamente e personalmente è Francesca quella che ha compiuto il cambiamento più enorme grazie a Davide. Francesca viene da una situazione familiare difficile, i rapporti con la madre e con il fratello sono pessimi. Ha uno splendido rapporto con il padre però e sarà proprio lui a incoraggiare la figlia verso il misterioso quanto testardo cavaliere. Francesca è una ragazza capricciosa e testarda, ha sempre sofferto molto per questo spesso con le nuove conoscenze si presenta in modo ostile ma in realtà ha un cuore enorme e Davide ha avuto la sensibilità e l’intelligenza di comprenderlo subito, non lasciarsi ingannare dall’apparenza, dalla prima impressione.

Se Davide però pensava che il momento più duro e difficile fosse il corteggiamento si sbagliava di grosso. Francesca è vero che ha tentennato all’inizio, Davide non le piaceva, troppo lontano dal suo uomo –tipo, dal ragazzo che aveva idealizzato o che credeva rientrasse nei suoi gusti, pian piano però di Davide si è molto innamorata, si è legata moltissimo al suo fare sicuro e protettivo, si sentiva bene e confortata quando stava con lui, era la sua roccia, il suo porto sicuro. La loro storia d’amore quindi prende quota sempre più, sono bellissimi e innamoratissimi, fanno “invidia” a chiunque, Davide è l’uomo dei sogni di un po’ tutte le donne, Francesca con lui sperimenta l’amore vero e ha un atteggiamento più dolce e tenero. Metteranno su famiglia, tutto è meraviglioso fino a un evento apparentemente poco grave ma che aprirà una voragine sotto i loro piedi.

Davide e Francesca dovranno lottare, e lo faranno insieme e molto uniti fino alla fine, contro un male difficile da accettare. Saranno travolti da un’ondata di tenebrosa e buia, soffriranno entrambi, tantissimo. L’aspetto positivo è che davanti ad un dolore così tremendo rimarranno uniti, forse anche più di prima. si dimenticano però un po’ delle loro bambine, mentre attraversano questo tornando, le figlie sono ai margini, non vengono incluse in questo percorso e per quanto possa essere un atto di cura e protezione nei loro confronti, è anche vero che in questo modo hanno perso entrambi i genitori. Vengono sballottate da un parente o da un amico, passano settimane senza vedere i genitori e i loro sentimenti, le loro emozioni non vengono più di tanto presi in considerazione, la coppia ha occhi solo per sé, vive in un nucleo chiuso.

Io non ho figli però non credo sia giusto, e secondo me neanche molto possibile, che l’amore per il partner superi di gran lunga quello dei figli, dovrebbero almeno equivalersi. I figli sono sangue del tuo sangue dopotutto, il partner è un “estraneo” se non fosse per la firma sul contratto matrimoniale frutto di un sentimento nato e cresciuto alcuni anni dopo la nascita. È giusto quindi credo non essere egoisti, anche se non è voluto ci mancherebbe, ma profondere il nostro amore alle persone a noi care soprattutto se si tratta di bambini che capiscono e soffrono come noi se non di più le situazioni difficili e tristi. Amare vuol dire dare, rendersi disponibili, compiere sacrifici per il bene e la felicità altrui, ecco questi aspetti credo non debbano avere limiti altrimenti si tratta di amore morboso oppure egoismo più che condivisione e donazione di amore.

Come potete intendere è un romanzo dai forti tratti commoventi, i momenti intensi sono tanti, l’autrice ha ripercorso la vita dei due innamorati dal primo loro incontro a una ventina di anni  dopo circa.

È una storia vera pertanto il coinvolgimento emotivo è alto soprattutto unito alla capacità narrativa dell’autrice che è superlativa. Una considerazione personale che tengo a condividere è che avrei preferito forse meno episodi ma più approfonditi in modo da soffermarsi pienamente sui sentimenti e le sensazioni (che comunque sono arrivate chiare e forti) oppure un libro più lungo in modo da dare il giusto spazio ad ogni avvenimento.

COME ANIME SCELTE CHE SI RITROVANO DI GIANNI VERDOLIVA

La scrittura delicata, precisa, capace di far immergere il lettore nelle vicende dei personaggi è il punto forte dell’autore unita alla sua delicatezza nel raccontare avvenimenti a tratti dolci e a tratti strazianti e commoventi. Questo libro è una raccolta di 20 racconti brevi, il tema comune è l’incontro con anime perdute nel passato sia conosciute dai protagonisti, sia antenati di cui si scoprono per una serie di coincidenze l’esistenza passata. Un altro aspetto in comune è il tema dell’omosessualità. In questi racconti le storie d’amore sono travagliate, nascoste, sofferte, interrotte da fatti tragici o dalla necessità di consumare in segreto una passione tanto impellente quanto considerata illegale. Ragazzi che si amano, che si scoprono affini ma che non possono gridare al mondo il loro amore; ragazze o donne che scoprono di essere più che amiche, di volersi bene nel modo solito degli innamorati e non come amiche o sorelle. Sarà compito del ragazzo o della ragazza del racconto scoprire tali storie intricate e riportare serenità alle anime.

Il titolo è molto indicativo di ciò che si trova all’interno della raccolta e credo che il lettore attraverso le vicende dei protagonisti possa ritrovare se stesso, possa cogliere e apprezzare questo amore palpabile, questi sentimenti impetuosi, necessari, pronti a sgorgare tumultuosamente come un fiume in piena. Che male c’è ad amarsi in fondo? Che male c’è ad amare una persona dello stesso sesso così come amare un animale, un genitore, un fratello, un amico? L’amore è un sentimento puro,  universale e molto salvifico, permette di gioire alla vita e raggiungere anche soddisfazioni personali forti e sicuri dell’amore che ci circonda.

Ognuno leggendo queste pagine può ritrovare se stesso, le sue paure, le sue emozioni, rivedersi in un amore travagliato, nella paura che possa aver rovinato un rapporto, in un angelo speciale che è riuscito a far riavvicinare due anime ormai date per perdute per sempre.

Io amo la scrittura dell’autore se non si fosse capito, rende magiche, intense ed emozionanti le sue storie, le atmosfere sono ricche di emozioni percepibili fin dal punto più intimo del nostro animo. Io amo sentir parlar d’amore, amo leggere di innamorati o innamorate al fine di immedesimarmi e vivere quelle emozioni almeno per un po’, ringrazierò sempre chi è in grado di trasmettermi ciò in modo vivido, vero e quanto più naturale possibile.

QUANDO LE CAVALLETTE VENNERO IN CITTA’ DI VINCENZO RESTIVO

Andy è un ragazzo con una situazione familiare difficile dettata da lutti e cose non dette. La sua vita è tranquilla, vive con la nonna che fa la cartomante di professione e la madre amareggiata e sconfortata perché non riesce a trovare lavoro.

Un giorno vede un ragazzo mai visto prima in città, avrebbe piacere a conoscerlo e magari stringerci amicizia ma mamma e nonna cercano di farlo desistere. Andy non si dà per vinto e quasi per puntiglio visto il divieto inizia a parlarci e scopre una certa affinità caratteriale. Ha piacere a trascorre del tempo con questo ragazzo che scoprirà avere il nome di Blu. I due si raccontano il loro passato e Andy scoprirà quindi cose inaspettate…

Ma è un elemento visto nel giardino di Blu che fa scattare in Andy la voglia di indagare, incoraggiato e incuriosito dalla ritrosia delle donne di casa capisce che di celato c’è molto e di molto grave pertanto cerca di carpire più informazioni che può.

Scoprirà ben presto le motivazioni sottese alla ferma convinzione di sua mamma e di sua nonna circa l’inconvenienza di frequentare quel ragazzo… scoprirà anche ben presto che non tutto è bello e trasparente come gli è sempre apparso.

Questo libro mi ha calamitato letteralmente, l’ho letto in un giorno, la trama si sussegue repentina e incalzante, il senso di angoscia e di orrore che incombe su Andy investe anche il lettore forte e chiaro. Le pagine scorrono veloci, si ha voglia di scoprire sempre di più e al contempo si teme per Andy, per la sua serenità in quanto si percepisce che ciò che andrà a scoprire cambierà la sua prospettiva per sempre, la sua vita non sarà più la stessa dopo aver rivangato il passato.

Mi chiedo spesso se sia giusto tenere nascosto un segreto doloroso per non far soffrire chi amiamo… ma è più doloroso sapere la verità seppur brutta oppure sentirsi in qualche modo traditi, seppur a fin di bene, da chi amiamo perché ci hanno omesso alcune informazioni per proteggerci?

Essendo un romanzo LGBT (in copertina è scritto) il tema è naturalmente presente e mi sorprende sempre come la sessualità ancora si fatica a viverla in modo universale tendendo ancora a sottolineare e talvolta additare chi prova attrazione per persone dello stesso sesso.

UNO SPAZIO SENZA TEMPO DI ALLEGRA GIULIA PERBONI

Ci sono libri che più di altri permettono al lettore di vivere la vita di altri, di essere spettatori di frammenti di vita reale avendo la sensazione di essere davvero insieme ai protagonisti. Certo mi riferisco a libri che narrano vicende verosimili ed è per esempio il caso di questo romanzo. Ho empatizzato con Giada fin da subito, una ragazzina frequentante la terza media a Cesenatico con una vita semplice e felice come tanti ragazzi della sua età fino a quando il padre per motivi lavorativi porta tutta la famiglia a Milano. Lì le cose si complicano. Giada non riesce ad inserirsi, troppi i ricordi a Cesenatico: il mare, gli amici, il migliore amico che forse è qualcosa di più lasciato molto male, la carissima nonna Gisella con la quale condivide la passione per la cucina…

A Milano Giada inizierà a subire il bullismo tanto da decidere di prendersi una pausa da scuola e tornare a Cesenatico con i nonni un paio di mesi prima di sostenere gli esami di terza media.

Tornando a Cesenatico però si accorge che il rapporto con il suo migliore amico non è più idilliaco come un tempo e questo la confonde un po’. L’armonia di casa però la rasserena, si sente amata e in pace col mondo soprattutto con i suoi nonni ha un rapporto amorevole. Vorrebbe tanto restare a Cesenatico ma il padre la obbliga a tornare a Milano per frequentare un collegio prestigiosissimo. Lei non vuole, Milano per lei rappresenta solo cose brutte, ma essendo ancora minorenne è costretta a seguire i genitori…

Genitori che a Milano litigano in continuazione finendo per vivere due vite parallele. Questo a Giada fa malissimo, forse anche di più del bullismo che è costretta a subire senza poter trovare conforto. Le cose cambiano improvvisamente quando l’ultima persona che lei si aspettava potesse diventare sua amica inizia a prenderla in simpatia, merito della nonna di tale amica, una certa Ida donna influente e ricca di Milano, con gli agganci giusti per sfondare. Decide di prendere sotto la sua ala Giada e la spinge a inseguire i suoi sogni! Ida riuscirà a fissarle un provino per una scuola di altissimo livello che la lancerà verso una carriera promettente.

In questo scorcio di vita vissuta l’autrice ha trattato tanti temi profondi. Il bullismo, grande piaga che imperversa a scuola, negli sport, nei vari centri di aggregazione. Tutti lo conoscono ma spesso chi dovrebbe intervenire fa finta di non vedere o magari davvero non vede perché impegnato a osservare altro. Il problema principale del bullismo è che chi ne è vittima si sente quasi in colpa, si vergogna quindi difficilmente ne parla soprattutto se capisce che gli adulti di riferimento non capirebbero, non hanno la sensibilità necessaria per comprendere il problema o non riescono a confortare occupati da altre faccende.

Altro tema importante sono le famiglie ormai allo sfascio, adulti che dopo aver speso anni della propria vita a costruire qualcosa insieme collaborando e facendo sacrifici decidono che può bastare e iniziano a comportarsi da egoisti e menefreghisti non rendendosi conto, o ancor peggio, fregandosene completamente se coloro che soffrono di più sono gli unici senza colpe ovvero i figli. Diventando genitori si acquisiscono enormi responsabilità dettate da dare l’esempio ma anche conforto, sicurezza e protezione oltre naturalmente all’educazione, ormai non più così scontata purtroppo. Comportarsi da egoisti, da ragazzini dopo aver costruito qualcosa di importante e irreversibile è quanto di peggio si possa fare.

In questo libro si parla inoltre dell’intramontabile dualità tra inseguire i propri sogni nonostante tutto, nonostante la precarietà delle scelte oppure affidarsi ad un futuro più concreto e stabile seppur magari non così stimolante e affascinante. Inutile dire che per sopravvivere ci vogliono soldi, inutile anche dire che la cosa migliore sarebbe fare della propria passione un lavoro ma purtroppo non a tutti è concesso, non tutti riescono a trasformare la loro più grande gioia in lavoro o al contrario riescono ad appassionarsi a ciò che fanno per vivere. Quando si è giovani, soprattutto se si ha alle spalle una famiglia economicamente stabile credo sia giusto sognare e sperimentarsi avvicinandosi quanto più possibile alle nostre ambizioni, ma quando si capisce che i nostri sogni sono destinati a rimanere tali secondo voi è giusto arrendersi oppure no?

E poi… è giusto rinunciare al lavoro dei propri sogni, alla propria passione per amore? Ehm io direi di no perché l’amore è volatile, l’amore va e viene, le relazioni dipendono da molti fattori spesso incontrollabili, ciò che costruiamo, i nostri studi, le nostre specializzazioni professionali invece rimangono per sempre. Un uomo può svegliarsi un giorno e dirti “non ti amo più” ma non ti arriverà mai una mail dall’Università con scritto “da oggi non sei più laureato” (o almeno spero ahahah)

Un’altra nota molto positiva del romanzo è la costruzione di una storia d’amore non scontata e non banale, l’autrice è riuscita a creare persone tra le righe, persone multidimensionali con dei pensieri e delle idee spesso divergenti ma coerenti con loro stessi e credibili.

Se amate i romanzi di realtà, se vi piace leggere di vita vera, di sogni, di speranze, di delusioni e difficoltà è un romanzo da non perdere!

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