“Fenice dalle ceneri” è un saggio che tratta argomenti estremamente contemporanei e molti di loro anche universali . l’autore con la sua opera ci invita a riflettere su noi stessi, su quello che siamo, sull’importanza che abbiamo in primis in riferimento all’intero pianeta Terra. L’uomo ha la tendenza a considerarsi il centro del mondo come capacità di determinare il succedersi degli eventi. Ma sarà davvero così? Pensiamo a quanti anni ha, o forse meglio dire quanti millenni ha il pianeta rispetto a quando è sopraggiunto l’uomo. E ancora di più pensiamo a quanto dura la nostra vita rispetto al ciclo vitale del Pianeta. Direi una nullità, un numero infinitesimale. Questo non significa che in quanto esseri umani possiamo comportarci totalmente a nostro piacere mostrando comportamenti maleducati e irrispettosi ma significa che dobbiamo dare il giusto peso alla nostra esistenza, ai nostri problemi, alle nostre difficoltà. “Non siamo nulla nel senso che la ragione dell’esistenza non ci appartiene perché la vita stessa è al di fuori di ogni nostra concezione”.
La parola chiave è TEMPO, si ha sempre la convinzione di averne troppo poco perché la concezione che si ha di esso non è pienamente corretta. Ognuno ha i propri tempi di sviluppo, di maturazione ed è giusto rispettarli e assecondarli. Siamo troppo presi dal fare tante cose, dal confronto con gli altri per misurare quanto riusciamo a bruciare le tappe, è importante invece “riconoscere i propri tempi e seguirli con l’assoluto rispetto per la propria persona”. La scelta migliore che si può compiere per vivere bene e vivere sereni è SCEGLIERE DI ESSERE ETERNAMENTE SE STESSI. Certo, la società ha delle norme, delle regole che volenti o nolenti siamo costretti a seguire per poter adeguarci ad una vita di comunità assolutamente indispensabile però è sempre importante non farci completamente inglobare da esigenze che non sentiamo pienamente nostre. NON DOBBIAMO AVERE PAURA DI ESSERE NOI STESSI.
“Bisogna essere la persona che più si avvicina all’immagine che si ha di sé più intimo e lavorare su questa per adattarla alla società”. Avete capito bene, non è la società che plasma il nostro essere, ma siamo noi ben consci di noi stessi che ci adeguiamo in parte alla società.
Da insegnante non posso che apprezzare tantissimo un passaggio riferito alla scuola: “si studia per conoscere se stessi, le proprie attitudini e i propri interessi; si studia per entrare in contatto co l’altro, apprendere insieme, mettersi in discussione”. Riguardo alla scuola però l’autore afferma anche che “non c’è un sistema onesto che faccia splendere l’anima più vera” non sono d’accordo. È vero che il programma che si segue è lo stesso: l’insegnante è uno gli alunni sono 20/25 il dono dell’ubiquità o di dire più cose diverse contemporaneamente purtroppo non ce lo hanno ancora dato; è vero anche però che ricollegandomi con quanto riportato poco sopra ogni alunno può attingere in modo personale alle nozioni e agli stimoli che gli vengono proposti, il talento in qualche ambito può fuoriuscire, certo sarà poi necessario che lo coltivi con professionisti del settore fuori dalle mura scolastiche o quanto meno dopo l’esame di licenza media ma non è vero che le particolarità non possano uscire.
L’autore passa poi a una provocazione tagliente: “che differenza c’è tra la morte e la nulla esistenza?” sarebbe il caso di riflettere (forse non troppo per la propria salute mentale) sulla propria esistenza, quale è il nostro scopo, se viviamo nutrendo la nostra anima, giovando al nostro spirito o se siamo solo ingranaggi di un sistema più grande che compiono azioni in automatico. Tutti abbiamo giustamente paura della morte, è un aspetto che non conosciamo e non c’è modo di conoscerlo perché chi va di là non torna più per poterlo raccontare. Avere paura di ciò che non si conosce è normale e salvifico. Ma è proprio per questo motivo che bisogna chiedersi se si sta sfruttando al meglio il tempo che ci è concesso di vivere, se riusciamo a crescere, imparare, trovare occasioni di miglioramento anche in incombenze obbligatorie oltre che nella scelta di hobby proficui. Spesso siamo troppo focalizzati sul lavorare per guadagnare soldi da perdere di vista la quotidianità, l’emozione delle cose semplici, ci dimentichiamo di nutrire lo spirito.
L’autore fa infine dei riferimenti alla situazione attuale riguardante la pandemia e onestamente è la parte che mi è piaciuta meno sia perché siamo talmente invasi da questo argomento che onestamente nei libri cerco di evadere, cerco stimoli differenti, per sentir parlare di Coronavirus mi basta accendere la TV su un canale qualsiasi a qualunque ora, sia perché l’autore pur parlandone credo non abbiamo aggiunto nulla a ciò che già si conosce, mentre per le altre tematiche è stato illuminante ed estremamente piacevole infatti vi ho riportato molti argomenti. Nel complesso è un libro valido che consiglio.