IL CIGNO E LA BALLERINA DI LUCIA CARLUCCIO

Caroline soffre di allucinosi, Caroline soffre per le piastrelle strizzate strette le une con le altre, soffocano, non respirano, sono costrette in un’esistenza rude. Paul è un terapista, più precisamente il terapista di Caroline. Il suo compito è aiutarla a uscire dalla malattia, aiutarla a smettere di star male per piastrelle e fughe nel cemento. Salvando lei però in qualche modo salva se stesso. Paul nasconde un segreto inimmaginabile che verrà svelato pian piano e forse le parti dedicate a lui sono quelle che ho preferito, più dirette, affondanti nel dolore che sfocia in pazzia.

Questo è un romanzo introspettivo, un romanzo poetico, è poesia scritta in prosa come amo definirlo. L’autrice attraverso i pensieri dei due protagonisti descrive le loro sensazioni e i loro disagi, accompagna il lettore nel vorticare delle loro menti in modo sublime.

Ognuno leggendo questo libro ci può trovare qualcosa di sé, il lettore è stimolato a riflettere sulla propria vita, le sue esperienze, le sue sensazioni. L’amore che viene descritto è inafferrabile tanto è perfetto. Caroline ha tanti uomini ma nessuno è abbastanza, nessuno riesce a colmarla e a renderla soddisfatta e piena. Lei cerca sempre di più “le conquiste servono come punto di partenza per andare oltre”.

Caroline ama scrivere poesie, è il suo modo per evadere, per uscire da una vita normale e banale che può bastare a molti ma non a lei. “Se siete amici della poesia lei vi raggiungerà in quel momento, sentirete i brividi sulla pelle, ricorderete un’emozione lontana mai vissuta, mai riconosciuta e un verso verrà”.

Finalmente avevo trovato nel mondo reale la mia isola che non c’è, in cui tutto era possibile. Non volevo limiti. La poesia mi prendeva con sé e andavamo oltre, sempre oltre, dove i normali non potevano raggiungerci”.

Prima di viverla l’hai vissuta dentro te, non importa che sia accaduto realmente o sia stato solo immaginato. Tante volte ciò che è immaginato è più reale di ciò che accade nella realtà”.

Caroline rappresenta tutti quegli esseri umani che non si accontentano di sopravvivere, non si accontentano di una vita superficiale, ma necessitano di vivere con l’anima, sentire la fiammella fin dal punto più recondito del loro IO. Tutti noi dovremmo essere un po’ più Caroline, tutti noi dovremmo amare ed emozionarci intensamente come lei.

Non credo che lei fosse malata davvero, ma credo che l’autrice abbia voluto estremizzare l’allucinosi per far percepire il messaggio che vivere intensamente fa tanto bene quanto male, salva ma ingabbia contemporaneamente “si è sempre soli con il proprio dolore e forse anche con la propria gioia”. Quanti davvero sono tristi quando siete tristi voi e sono felici e gioiscono realmente quando siete felici voi? Forse non vi conviene pensarci troppo se non volete delusioni.

Paul attraverso Caroline, grazie a Caroline fa un percorso di terapia per se stesso, per riaprire un passato doloroso, cercare di scendere a patti, razionalizzare. Paul è un uomo soffocato da sua madre, una madre dispotica per un figlio troppo debole per opporsi oppure una madre apprensiva per un figlio troppo immaturo per cavarsela da solo? Paul esce a suo modo dalla monotonia e dalla gabbia nel quale si è ritrovato e lo fa vivendo davvero, vivendo intensamente, iniziando ad amare la vita nei momenti di più pura imprevedibilità, insicurezza e novità. Le parti che raccontano di Paul credo possano essere lette sia letteralmente sia simbolicamente. Come una via d’uscita da un senso di soffocamento. A sua volta però, forse per vigliaccheria, forse per inettitudine o forse perché in fondo nella quotidianità ci stava bene, ha ucciso quella parte lì, ha ucciso quella sua via d’uscita. Ecco che al lettore si aprono due chiavi di lettura differenti: cercare le vette sempre più alte, non accontentarsi finché non si sente la pelle bruciare dall’ardore interiore oppure amare e apprezzare la quotidianità e la routine perché per quanto a volte possa essere soffocante è al contempo rassicurante e rasserenante. L’imprevedibilità, l’ebbrezza del primo bacio, del primo incontro sfuggente è sicuramente ricco di fascino ma non sempre vivere a 100 km/h ripaga.

PAPA’ GAMBALUNGA

Jerusha è una ragazza orfana che da sempre vive nell’Istituto John Grier occupandosi dei bambini dell’Istituto. Un giorno però riceve una piacevole sorpresa: un uomo misterioso, che ha scelto esplicitamente di restare anonimo, si è offerto di pagarle il college e sostenerla in quegli anni. Una sola e semplice condizione ha posto, oltre a restare anonimo appunto, ovvero rimanere aggiornato con una lettera ogni mese sui miglioramenti scolastici di Jerusha.

Da questo momento in poi il romanzo è un susseguirsi di lettere di Jerusha indirizzate a questo tanto misterioso quanto gentile benefattore che lei soprannominerà Papà Gambalunga.

Sono lettere simpatiche, divertenti, a volte tristi e rabbiose. Non si limita a raccontare i suoi progressi negli studi ma anzi, i protagonisti principali sono le sue avventure, le sue amicizie, i suoi pensieri e il suo amore…È molto spontanea e spesso le sue lettere sono dettate dall’umore del momento.

Si dimostra fin da subito una ragazzina sveglia, simpatica e molto intraprendente. Ho provato tantissima simpatia per lei, come fosse una mia amica. L’aspetto che più ho adorato di Jerusha è la sua gioia e la sua capacità di apprezzare e godere di ogni momento di felicità, di ogni esperienza nuova ed emozionante. Ho amato anche la sua caparbietà, la sua voglia di non mollare mai per rincorrere un sogno.

L’edizione curata da Caravaggio Editore è una perla rara, Enrico De Luca ha svolto un lavoro certosino e molto preciso nel riportare fedelmente le parole in inglese originale laddove si presenta una traduzione non precisissima per mancanza di uguale termine in italiano, si è occupato anche di fornire ulteriori dettagli su autori, opere citate e oggetti o cibi citati.

Non sono i più grandi problemi della vita che richiedono carattere. Chiunque può essere all’altezza di una crisi e fronteggiare una tragedia devastante con coraggio, ma sopportare i futili guai della giornata con una risata… penso davvero che richieda spirito”. Ora, che tutti sappiano affrontare una tragedia con coraggio non ne sono molto sicura anche se indubbiamente davanti a problemi grossi o gravi lutti sicuramente la maggior parte degli individui scopre una forza interiore che non pensava di avere, è vero però che vivere la vita quotidiana è un atto di coraggio e costanza più significativo di quello che immaginiamo, soprattutto in alcune circostanze. Accettare la propria condizione e volgerla al meglio, trovare la felicità anche in una vita semplice e monotona non è facile ma è indispensabile se si vuole amare la vita.

È sufficiente preoccuparsi della felicità presente, non del male passato”. “Il vero segreto della felicità è vivere nel presente. Non rimpiangere in continuazione il passato o anticipar il futuro; ma trarre il massimo che si può da ogni istante”. Molto spesso ci crogioliamo in sofferenze e rammarichi passati invece di goderci a pieno la bellezza e la gioia del momento. Jerusha è contenta ora al college, ha delle amiche, vive la vita anche fuori dal college in quanto viene ospitata nelle tenute delle sue amiche, ha una vita mondana, è felice! Avrebbe poco senso continuare a pensare ai momenti noiosi e bui dell’Istituto Grier con la signora Lippett. Sono esperienze che l’hanno fatta crescere e maturare, ma non necessitano di ulteriori rimuginii.

Penso che la qualità più importante che tutti debbano avere sia l’immaginazione. Rende le persone capaci di mettersi nei panni degli altri. Le rende gentili ed empatiche e comprensive. Dovrebbe essere coltivata nei bambini […] i bambini dovrebbero fare tutto a partire dall’amore”. Credo non ci sia niente da aggiungere. L’amore, la passione sono il motore di tutto, gli elementi essenziali per una vita ricca e serena.

Ed ora un estratto che mi ha davvero commosso “sarebbe piuttosto illogico da parte mia rifiutare di prendere i vostri soldi per il college e poi invece utilizzarli solo per il divertimento! Non dovete abituarmi a così tanti lussi. Non manca ciò che non si è mai posseduto, ma è terribilmente difficile trovarsi senza certe cose dopo che si è iniziato a pensare che fossero proprie per diritto naturale”. Quanta saggezza, maturità e onestà dimostra la nostra Jerusha? Non approfitta delle situazioni, ma compie scelte assennate e riconoscenti nei confronti di chi le ha permesso di fare un salto di qualità notevole.

Chiudo con un augurio e un consiglio a tutti a nome di Jerusha “Sono perfettamente cosciente di ogni momento della mia vita in cui sono felice. E ho intenzione di continuare ad esserlo, non importa quali cose spiacevoli accadano”. Dovremmo farlo tutti Jerusha. Tutti. grazie mille per i tuoi insegnamenti, le tue riflessioni e per aver accompagnato me così come tantissimi altri lettori nella tua vita.

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